Il Giorno dei morti. Le campane delle parrocchie col loro malinconico metro aveano giù annunziato l’aurora di questo giorno d'universale dolore, anniversario delle perdite più amare d’ ogni uomo, e il sole ravvolto aneli’ egli in un funebre velo era surto od illuminare la pietà dei fedeli. Io passeggiava lungo quella strada romita, dove da ogni parte suo malgrado s’ affaccia alla vista il pacifico asi- lo in cui hanno termine alfine le speranze dei mortali e i timori, e il mio animo tocco da profonda tristezza abbandonavasi alle gravi considerazioni del tempo e della umana caducità. Fu già chi disse che 1’ aspetto dei sepolcri eguaglia una morale lezione: e di vero ivi l’anima umana rientra tutta in sè stessa e misura il niente di questa vita; l’infelice scorge da lunge il termine delle sue pene ed una eternità di conforto che gli stende le braccia e 1’ attende: l’ambizioso ivi s’arresta, e su quel sasso fatale, ch’ogni disuguaglianza pareggia, spariscono i seducenti fantasmi, ond’egli si pasce: poche linee di terra copriranno un giorno la riverita sua spoglia, e il mesto fior dei sepolcri inalzerà del pari il