L’imperatore Ferdinando chiede aiuto a Paolo V. 591 Anche l’imperatore si adoperava a Roma per ottenere aiuto. Al principio dell’ottobre 1619 Ferdinando inviò a Roma il barone Max von Trauttmansdorff dal papa per fargli presente tutta la difficoltà e il pericolo della propria posizione; la guerra dei Calvinisti esser contro la Chiesa, annunciare essi apertamente di volere, vinti i cattolici in Germania, volgersi all’Italia per metter fine anche al papato. Volesse Paolo V, pertanto, pagare per la durata della guerra all’imperatore, invece dei 10.000 fiorini dati sin qui, 100.000 fiorini al mese, ed accordargli dal tesoro di .Castel S. Angelo un prestito di 1.000.000 di corone. Inoltre il Trauttmansdorff avrebbe dovuto far decidere il papa a indurre i principi italiani a fornire aiuti e ad organizzare una lega di tutti i sovrani cattolici d’Europa. All’inviato si prescriveva di procedere in tutte queste faccende secondo il consiglio del cardinale Borgia, il protettore della Germania, e, per il caso che Paolo V tenesse un contegno negativo, di chiedere d’esser inteso innanzi al Collegio dei cardinali. Finalmente il Trauttmansdorff ebbe anche l’incarico di domandare al papa se non si potesse, visto lo stato disperato delle cose, recedere un poco dallo stretto diritto, e concedere agli Stati austriaci il « diritto di riforma » per ritrarli dalla loro unione con i ribelli e salvare i cattolici di là dalla completa distruzione.1 Nell’udienza di un’ora e mezzo, che il Trauttmansdorff ebbe dal papa dopo il suo arrivo, questi dichiarò di non poter dare, quale capo supremo della Chiesa, il consenso a una concessione simile, ma che avrebbe usato indulgenza in proposito. Riguardo ad elevare il sussidio mensile da 10.000 a 100.000 fiorini, Paolo V oppose, ch’egli aveva 18.000.000 di scudi di debito; sebbene le spese di nigo (107 s.). Ancora al principio del 1618 il pontefice si occupava seriamente del piano di una grande lega antiturca, sebbene dubitasse della possibilità dell’esecuzione; vedi Bentivoguo, Nunziatura II 246, 263, 294, 322, e il * Breve a Ferdinando II del 3 febbraio 1618, Epist. XV 264, Archivio segreto pontificio. Cfr. Klopp I 236 s.; Fagniez, Le Pére Joseph et Richelieu, le projet de eroisade (1616-1625), nella Rev. d. quest, hist. XLVI (1889) 461 s.; Fagniez, P, Joseph I 135 s., 152 s. Numerose sono le dissertazioni circa la guerra turca dedicate a Paolo V. Oltre quelle di Marcello Marchesi (vedi Meyer 366 n. 2; essa si trova anche alla Biblioteca nazionale di Parigi; vedi M. D’Ayala, Bibliog. milit., Torino 1848, 39) e di Girolamo Vecchietti (pubbl. in Beccari XI 176 s.) vedi anche * Relazione del Conte Rob. Sirley Inglese, ambasciatore del re di Persia a Paolo V circa la lega contro il Turco (1609), nell’Ottoh. 2682, p. 168 s., Biblioteca Vaticana, e*« Ragionamento di Tarquinio Pinaoro intorno agli apparati di guerra marittima e terrestre che fa il Turco contro all’Italia», Urb. 1492, p. 37 s., ivi. 1 Vedi Hubter Vili 130 s., il quale, come lo Schnitzer (155), non si è accorto che tutta l’istruzione è pubblicata da gran tempo in ELeberlin tj. Senkexberg, Neuere Teutsche Reichsgeschichte XXIV, Halle 1793, xlviii s. Cfr. Appendice Xr. 19-20.