130 Paolo V. 1605-1621. Capitolo IV. Con questo, però, mancava ancora assai all’eliminazione di tutte le difficoltà. Tutta Eoma giudicava indecorose le condizioni francesi per il compromesso. Se i Francesi, si diceva, si fossero uniti in Venezia cogli Spagnuoli e insieme con essi avessero fatto premura al Senato come ora la facevano al papa, le cose avrebbero preso tutt’altro aspetto. Castro scriveva che un compromesso come quello francese avrebbe potuto ottenerlo anche lui senza Joyeuse, e che se questi non gli avesse intralciato il cammino, o egli stesso o il Fuentes avrebbero ottenuto 1’ abolizione delle leggi controverse. Si aggiunse il 3 aprile l’annuncio che i Veneziani intendevano, al momento della consegna dei due prigioni, dichiarare espressamente di tener fermo alla pretesa loro di giurisdizione sugli ecclesiastici. Di qui nuove difficoltà. Du Perron tornò ancora dal papa alla sera tardi e dette l’assicurazione esplicita che Joyeuse non avrebbe fatto uso dei pieni poteri per 1’ assoluzione, ove i prigioni non fossero consegnati senza condizione. Frattanto Joyeuse avrebbe potuto prosciogliere i vescovi e prelati veneziani solo nel foro della loro coscienza, non anche innanzi al pubblico.1 Il 1° aprile Joyeuse potè finalmente redigere, in collaborazione coll’inviato francese Alincourt, due documenti.2 In uno di essi era detto che l’Alincourt in nome del suo re e della repubblica domandava la revoca delle censure, che la repubblica sentiva un gran rincrescimento per l’accaduto, desiderava riacquistare il favore del papa ed era pronta a prestargli ogni soddisfazione. In un secondo atto Joyeuse ed Alincourt promettevano in nome di Enrico IV quanto segue: i due prigioni vengono consegnati al papa; le leggi controverse non vengono applicate, per consenso dei Veneziani, durante le trattative; la protesta contro l’interdetto e la lettera del doge vengono ritirate contemporaneamente alla revoca delle censure; i religiosi profughi a causa dell’interdetto fanno ritorno; le misure prese a causa dell’osservanza dell’interdetto contro persone ed averi vengono ritirate e sanate. Il 16 marzo anche Castro e Cardenas avevano impegnato la parola del loro re per gli stessi punti e domandato in suo nome, con il consenso della repubblica, la revoca delle censure.3 Una istruzione ad Joyeuse circa le condizioni a cui questi poteva impartire al Senato l’assoluzione, contiene, a prescindere dalla clausola sulla non applicazione delle leggi, le stesse esigenze, e richiede inoltre 1 Nürnberger, Interdikt 498 s. 2 Ivi 499. Cfr. Borghese a Barberini, in data 4 aprile 1607, presso Nürnberger, Dokumente II 262. 3 Borghese ivi 69.