592 Paolo V. 1605-1621. Capitolo XI. corte fossero state assai limitate, pure le elemosine abituali richiedevano Ì20.000 scudi all’anno, ed alla Lega egli aveva promesso 200.000 scudi. Il tesoro di Castel S. Angelo, secondo le prescrizioni vigenti, doveva esser toccato solo in caso di una minaccia diretta dello Stato della Chiesa; nè esso era tanto considerevole quanto si credeva. L’unione dei principi cattolici specialmente di Spagna, Francia e Polonia, in una grande lega presupponeva trattative lunghe; del resto la Spagna darebbe, su richiesta dell’imperatore, come se appartenesse a una lega. La Francia credeva già di far molto a rimaner neutrale, e assai diffìcilmente si sarebbe potuta indurre a qualcosa di più.1 Sebbene il Trauttmansdorff non raggiungesse a bella prima il suo scopo, egli tuttavia sperava nel futuro. Seguendo il suo consiglio, Ferdinando si rivolse, il 24 dicembre 1619, novamente al papa, e ciò facendo potè riferirsi alla nuova minaccia per la sua capitale da parte degli insorti.2 Il papa quindi si decise al principio del 1620, oltre che a indire un giubileo generale per implorare l’aiuto di Dio « contro i nemici della fede cattolica in Germania »,3 a prescrivere per tre anni una decima, calcolata in 200.000 scudi su tutte le prebende ecclesiastiche d’Italia, e ad elevare al doppio da marzo in poi il sussidio mensile di 10.000 scudi.4 I nunzi di Spagna e di Francia ricevettero, come Paolo Y annunciava all’imperatore il 7 febbraio 1620, gl’incarichi opportuni per promuovere la lega generale, i quali tuttavia dovevano esser tenuti segreti il più possibile. Intanto, pregava il pontefice, voglia l’imperatore attendere con tutte le forze a domare la ribellione.5 1 Vedi Hurter VIII 256 8.; Hist.-polit. Blàtter XXXI 821 s.; Schnitzer 155 s. 2 Vedi Hurter Vili 258. 3 Vedi * Acta consist. al 13 giugno 1620, Biblioteca Vaticana. Cfr. gli * Avvisi del 21 gennaio 1620 «domenica è stata pubblicata la bolla del Giubileo; oggi comincia il Giubileo; il papa andò da S. Maria degli Angeli con tutti i cardinali e i prelati a S. Maria Maggiore» e 5 febbraio 1620 « affissa in pubblico l’estensione del giubileo per tutta questa settimana a quelli che non havessero potuto nelle due settimane precedenti », ivi. * Vedi Hurter Vili 259. La decima fu prescritta non con Breve del 13 luglio 1620, come si potrebbe pensare secondo Hurter (loc. cit.), ma con una Bolla del 13 gennaio 1620; vedi Bull. XII 459 s. 8 * Breve del 7 febbraio 1620, orig. nell’Archivio di Stato di Vienna. Ivi un * Breve del 18 luglio 1620, in cui Paolo V si scusa per non poter inviare nessun sussidio nonostante le tristi notizie dalla Transil-vania e dall’Ungheria. Sulla prestazione di obbedienza da parte di Ferdinando II, avvenuta per mezzo del principe Paolo Savelli, nominato per ciò legato speciale, il quale fece il suo ingresso in Roma il 1° maggio 1620 (vedi Orbaan, Documenti 32 s.), cfr., oltre lo Zwiepinjsck nella sua dissertazione sulle ambascerie di obbedienza degli imperatori tedeschi ne>\\'Archiv f. òsterr. Gesch. LVIH 196 s., anche Schmid nello Hist. Jahrb. VI 199 s. Le date, mancanti qui come nello Zwiedineck, risultano dagli * Acta consist. della Biblioteca Vaticana.