178 Paolo V. 1605-1621. Capitolo V. ebbe l’incarico d’informar,sene del tutto sottomano. Egli fece visita pertanto al più riputato dei teologi parigini d’allora, il Duval, e fece cadere quasi a caso il discorso sulla disputa intorno alla grazia. Il Duval gli dichiarò d’inclinare personalmente alla tesi gesuitica, e che molti altri dottori, non degli infimi, erano in ciò d’accordo con Ini. Ma due dottori della Facoltà - si trattava di Le Bossu e Creil, membri della commissione romana - stavano dalla parte dei Domenicani e ammonirono i loro colleghi di Parigi di non far dichiarazioni frettolose, poiché il papa avrebbe pronunciato una decisione. Del resto, in Spagna, teologi distinti erano per i Domenicani, in Francia, dove si aveva da fare colla negazione eretica della libertà del volere, s’inclinava di più verso i Gesuiti. Due mesi più tardi il Barberini scrive che il Duval, dietro sua preghiera, si era informato più esattamente ed aveva trovato dappertutto incertezza. Se la Facoltà dovesse pronunciare una decisione, potrebbe darsi benissimo che questa, sotto l’influenza del decano (che del resto era sospetto di propensione per Lutero), riuscisse favorevole ai Domenicani. Dei due principali collegi professorali, la Sorbona essere per i Gesuiti, quello di Navarra- per i Domenicani; un Gesuita avere scritto da Roma che sotto il nuovo pontificato le cose andavano bene per il suo Ordine.1 In tali circostanze il Barberini dette lo stesso consiglio di Francesco di Sales,2 e secondo quel che afferma il biografo di Urbano Vili, sarebbe stato il rapporto del Barberini a influire decisivamente sulla condotta di Paolo V.3 Dal momento che Paolo Y assunse informazioni presso tante parti fuori di Roma, pare dunque che non riponesse troppa fiducia nel giudizio dei consultori romani. E infatti il loro giudizio non era adatto a determinare la decisione definitiva. Giusto alla prima delle quarantadue proposizioni condannate capitava loro di prender posizione contro il Molina in un punto in cui questi non aveva fatto se non compendiare la dottrina di Tommaso d’Aquino; e 1 Lettera del Barberini del 24 novembre 1605, e 24 gennaio 1606, in Soor'.ìaille I 456 s. 2 * « Questa è una questione inestricabile, da non risolverla se non con la risposta: 0 altitudo divitiarum sapientiae et scientiae Dei (Rom. 11,33). E se Sua Santità se ne sbrigasse come fu fatto circa alla disputa della concet-tione della beatissima Vergine, questa sarebbe la più sicura ». A Borghese in data 24 gennaio 1606, in Xicoletti, Vita d'Urbano Vili I c. 20, pag. 329, Biblioteca Vaticana. 3 * « Questa relatione di Mañeo fece tale impressione nella mente di Papa Paolo, eh’essendosi già terminate tutte le dispute deliberò nel concistoro delli 28 d’agosto, giorno dedicato al gran dottore della Chiesa S. Agostino, ueH’anno 1606 [sic]... con un decreto provisionale di terminar la controversia, pronuntiando che la dottrina dell’una e dell’altra religione de’ Domenicani e di Gesuiti... si potesse liberamente leggere», ecc. ivi 329 s.