Il nuovo archivio segreto pontificio. 77 cipio alla fine del 1611 sotto l’alta direzione del card. Cesi, e proseguì negli anni seguenti. Si cominciò col trasportare dalla biblioteca segreta,1 istituita parimenti da Sisto IY, 258 volumi di registri papali e di altri atti importanti, dopo di averli restaurati e legati di nuovo quando era necessario. Furono trasportati anche una serie di manoscritti storici ricevuti dal papa in dono. L’archivio degli uffici amministrativi della Camera Apostolica fornì grandi fondi. Da Sisto Y in poi si trovava qui anche la maggior parte di quei regesti e brevi, atti e manoscritti, che fin dai tempi antichi si conservavano nella guardaroba papale. La guardaroba era situata al terzo piano del cortile di S. Damaso al disopra delle camere del papa,2 poiché essa serviva a custodire quegli atti che si desiderava avere a portata di mano in ogni momento. Fu tolta inoltre all’archivio della Camera apostolica la rinomata collezione di manoscritti del card. Vitelli. Nel maggio 1614 anche l’archivio di Castel S. Angelo, di cui era stato fatto un inventario da Silvio de Paulis 3 dietro comando di Paolo V, dovette cedere una parte dei suoi atti al nuovo archivio segreto. Tutti questi fondi furono ordinati, numerati e ne fu fatto un indice. Un breve del 2 dicembre 1614 stabiliva misure rigorose per la sicurezza di questi tesori.4 Paolo Y pose le fondamenta del nuovo archivio segreto pontificio non solo colla riunione dei materiali archivistici5 dispersi e coll’assegnare ad essi locali particolari, ma anche col destinarvi impiegati propri. Il 30 gennaio 1616 venne nominato custode Bal-dassare Ansidei. Dopo la sua morte gli successe Nicola Alemanni.6 Un busto di bronzo di Paolo V sopra l’ingresso che dalla biblioteca vaticana immette all’archivio segreto pontificio ne ricorda ancora oggi il fondatore,7 il quale creò ivi un asilo sicuro per un 1 Cfr. la presente opera, voi. II 623 ss. 2 V. il Ruolo degli appartamenti e delle stanze nel palazzo vaticano dell'anno 1594, p. p. F. C. Colnai.rini, Roma 1895, e V. Sickel, loc. cit., 88 n., secondo il quale la « Guardarobba » fu collocata negli stessi locali in cui ora si trova l’archivio della Segreteria di Stato. 3 Cfr. Sickel, loc. cit., 115 s. 4 Vedi Arch. Rom. II 196 s. 5 Paolo V ricercò con grande energia anche gli atti conciliari del Massa-relli; v. Ròm. Quartalschr. XI 397 s. Il card. Aless. Ludovisi (più tardi Gregorio XV) si dette premura per assicurare al nuovo archivio i manoscritti del card. G. Paleotto sul concilio di Trento; v. le * « Lettere del card. Ludovisi a Ludovico Ludovisi », dat. Bologna 1620 marzo 11 e 25, aprile 25, nel Cod. E. 67 dell’ Archivio Boncompagni inBoma. 6 V. Palmieri, Ad Vaticani Archivi Rom. Poritif. Regesta manuductio, Romae 1884, xxvi; Gasparolo, loc. cit. 17, ove si deve leggere 1612 invece di 1616. L’Ansidei rimase contemporaneamente primo custode della Biblioteca (v. Appendice n. 17); la separazione completa dell’Archivio dalla Biblioteca avvenne solo sotto Urbano Vili. 7 L’iscrizione presso il Forcella VI 135. In questo luogo - è proprio qui il caso di rammentarlo - lo scrittore di queste righe ottenne nel gennaio 1879.