La vittoria della Montagna Bianca. 597 per eccitarli tanto all’occupazione di Praga, quanto al ristabilimento dell’antica religione. « Molti erano in tale gioia, che passarono tutta la notte seguente, vegliando in preghiera ». All’ingresso dell’esercito nella città, i cattolici contesero quasi fra loro su chi doveva salutare per primo il duca di Baviera. Mentre poco prima la fede cattolica era stata considerata solo come religione della classe infima del popolo, dell’appartenenza alla quale un nobile dovesse vergognarsi, ora anche molti Calvinisti e Luterani andavano attorno col breviario o col rosario, o cercavano protezione in un monastero cattolico per sè e per la propria roba. I predicanti si nascondevano, non osavano più professare pubblicamente la loro confessione,1 e cercavano colla ossequiosità verso il governo di far dimenticare la parte avuta nell’insurrezione. Il parroco Dicasto, della « Teinkirche » e amministratore del « concistoro inferiore », che aveva incoronato il «re d’inverno» (Winter-konig) ora dichiarava questo un nemico della patria, augurava all’imperatore la vittoria e lo ripeteva in ogni predica.2 Non solo in Praga ma anche altrove, la vittoria della Montagna Bianca fu considerata a pieno diritto come una vittoria dell’antica religione e una disfatta del protestantesimo. Si trattò, infatti, non meno della conservazione della corona boema a Ferdinando, che dell’avvenire della Chiesa cattolica nei paesi degli Absburgo e nell’impero.3 Quanto si fosse convinti da parte cattolica dell’importanza decisiva della guerra boema, era apparso dalle pubbliche preghiere che al principio della campagna erano state ordinate da per tutto in Germania, e dallo zelo con cui il popolo vi partecipò. Ad Augusta tutte le chiese vennero frequentate così intensamente e la devozione dei fedeli fu così grande, da suscistar meraviglia nei protestanti. Nell’Ordine dei Gesuiti si dissero ogni settimana parecchie migliaia di messe e di preghiere per l’esito felice della guerra.4 Se la caduta della « monarchia calvinistica » in Boemia venne festeggiata in questa guisa in tutto il mondo cattolico,5 a Roma il giubilo fu particolarmente grande. Massimiliano, che più di tutti aveva contribuito al successo, annunciò la vittoria a Paolo Y mediante un corriere speciale, che giunse alla Città Eterna il 1° dicembre 1620. « Io stesso venni e vidi, ma bensì, Dio vinse », è detto nella lettera del nobile duca.6 1 Carafa, Comment. 105-106. 2 Gindely, Gegenreformation 105. 3 Cfr. Döberl I 552. 4 Cfr. Eeiffenberg 514, 525. 5 Cfr. oltre Carafa 110, anche Hist.-polit. Blätter XXXI 829, Script, rer. Pol. XVII 33, 36, e sulla festa in Vienna Gindely III 359. 6 Vedi Adlzreiter 79.