Nessuna responsabilità di Roma nell’attentato al Sarpi. 143 e lavoravano nel senso del loro maestro contro il papa.1 Per giunta, erano stati proprio i magistrati della città delle Lagune ad abituare il mondo a sentenze capitali pronunciate ed eseguite segretamente senza formalità giuridiche:2 non meraviglia, perciò, che molti potessero credere che anche il papa non si astenesse da simili cose e in forza del suo potere supremo avesse dichiarato il Sarpi fuori legge. Sta il fatto che per disgusto verso i procedimenti doppi del Sarpi più d’uno si era offerto al papa per liberare il mondo da quella « peste ». Ma Paolo Y abborrì sempre da simili mezzi; egli diceva di desiderare la conversione del Sarpi, non la morte.® Ciò nonostante nel 1609 gli amici del Sarpi sparsero ancora la voce in tutta Italia di nuovi tentativi papali di assassinio contro il Servita.4 In generale, le lettere del segretario di Stato romano sono piene di lamenti contro il contegno di Venezia. La repubblica, egli scrive, si porta poco meglio che prima dell’accordo; la comparsa di scritti empi, i discorsi contro la S. Sede non cessano, si dà ad intendere al popolo che nel conflitto ogni torto sia stato dalla parte del papa. Coloro che hanno scritto contro l’interdetto sarebbero sempre agli stipendi della Signoria;5 fra Fulgenzio, forse il peggiore di tutti, prende con altri confratelli della sua risma il 1 * « l’arte dei ministri ohe stanno appresso li principi e sono della scola di fra Paolo e del Doge ». Borghese ad Ubaldini il 7 luglio 1609, Barò. 5914, f. 634, Biblioteca Vaticana. 2 Nel giudizio, contro quelli che attentarono al Sarpi si dice: « Chi prenderà e condurrà nelle forze ovvero ammazzerà in alcun luoco suddito Ridolfo Poma, abbia ducati quattro mille » (Steccanella 665, n. 1). 3 * « Ha parlato e replicato V. S. al re con gran verità e gran prudenza nelle materie di Venetia, dove si sono ben fabricate altre imposture e malignità insigni, ma non già la maggiore di quella che ha riferita Sua Maestà a lei et hanno fatto correre per tutta Italia gl’amici e protettori di fra Paolo, contro la vita del quale tanto è lontano che si sia machinato con saputa di N. S., ne per mezo di alcun servitore o ministro, ma detestò sempre Sua Beatitudine simili vie, et a diversi che si essibivano di levare quella peste dal mondo, non ha prestato orecchie, facendo loro rispondere che desiderava la sua conversione, non la sua morte, e per quello che a noi costa dell’ultimo accidente non si trattò nè di ferro nè di veleno contro fra Paolo, come si è divulgato per rendere odiosa S. S. e qualche cardinale e Soma istessa, ma di guadagnare nn fraticello suo scrittore, che partendo da lui portasse con sè le sue scritture; e chi fece la diligenza la fece spontaneamente, e, come dice, per zelo ». Borghese ad Ubaldini, il 9 giugno 1609, loc. cit. p. 598 ss. 4 Vedi n. 3. Cfr. Bianciii-Giovini 239; Rein 103. Secondo il * rapporto del Gessi del 18 aprile 1609, l’attentato di allora alla vita del Sarpi provenne da due Serviti; v. Nunziat. di Venetia 40, p. 119b. Ivi 40 a, p. 203 s. un interessante * rapporto del Gessi del 9 novembre 1609 su Sarpi, fra Fulgenzio ed altri seguaci. Archivio segreto pontificio. V. Appendice n. la e U>. 5 Borghese al nunzio francese Barberini, il 15 maggio 1607, Barb. 5913, P- 130, Biblioteca Vaticana.