III. Dal congedo di Washington, ecc. inglese ; ed il giorno stesso riceveva da Canning la-notìzia confidenziale della preparazione di un Congresso per trattare delle sorti dell’America spaglinola. Il Presidente Monroe, non appena avute queste notizie, si rivolgeva ai suoi due predecessori Jefferson e Madison per consiglio, manifestando la propria preoccupazione non solo di impedire l’intervento europeo, ma anche di non ricadere nel groviglio delle competizioni europee per effetto dei mezzi usati per combatterle. Nel combinato riparo contro quei due pericoli si prospettò allora il massimo trionfo della diplomazia americana. Jefferson nella sua risposta inviata il 24 ottobre 1823 dal suo ritiro di Monticello, ricordava i due fini che si imponevano alla- politica estera degli Stati Uniti : « Non impigliarsi nelle contestazioni europee, e non tollerare che l’Europa si ingerisse negli affari americani ». « L’America, scriveva egli, deve avere un proprio sistema di rapporti del tutto distinto da quello degli Stati europei. La Nazione che potrebbe più di ogni altra contrastarci il conseguimento di questo fine ci offre ora di guidarci e di aiutarci nei tentativi da farsi per raggiungerlo ; colla Granbre-tagna accanto a noi non dobbiamo più temere il resto del mondo ». Madison rispondeva il 30 ottobre e il 1° novembre nello stesso senso, facendo rilevare la probabilità che la conoscenza di un accordo anglo-americano capace di esplicarsi anche con la forza potesse avere il risultato di far conseguire il successo prima che all’uso della forza fosse necessario di ricorrere. Nel tempo stesso il Segretario di Stato Adams dichiarava al Barone Tuyll, ministro russo