Descrizione di Roma fatta da Montaigne. 795 Un intendimento infinitamente maggiore che per le opere d’arte, aveva Montaigne, l’attento osservatore degli avvenimenti umani, per la vita e per i costumi di Roma. Qui non gli sfugge alcun fatto caratteristico. In un variopinto avvicendarsi egli ci dà notizia delle prediche e dispute, degli esorcismi, delle impiccagioni barbariche, del carnevale e delle cortigiane, che i papi nella città mondiale invano cercavano distruggere. Egli visitò alcune delle più celebri di queste rappresentanti del demi-monde, che facevano pagare la loro conversazione ugualmente cara come i loro favori ; alcune di esse, dice Montaigne, che siano state di grande bellezza; ma che la beltà delle restanti romane era inferiore alla fama. Quanto poco i romani si siano cambiati, lo mostra l’osservazione di Montaigne, che il loro principale divertimento, stava nell’andare a passeggio senza meta per le strade, e contemplare le dame che si mostravano alle finestre. Ci sono strade, che particolarmente sono dedicate a questo «Corso». Tutte le persone di rango si servono solo della carrozza, delle quali alcune avrebbero sopra delle aperture, onde con più comodo possa vedersi in alto, per cui un predicatore le ha paragonate ad astrolabi. Come uomo di mondo Montaigne nota la differenza della cucina francese e romana. Egli celebra il clima dell’eterna città come ugualmente gradito che salubre. Naturalmente ricorda egli anche la febbre, dalla quale i benestanti cercavano preservarsi, secondo il consiglio dei medici, cambiando le abitazioni nelle diverse stagioni dell’anno. Naturalmente poco gli piacque lo stato deficiente di sicurezza. La religiosità de! popolo romano, fatta eccezione dei ranghi superiori e della corte, parve a Montaigne inferiore a quella dei francesi. Ma in contrasto con questo, trovasi quello che egli riferisce nella sua particolare descrizione della settimana santa. Alla esposizione del Velo della Veronica e delle altre grandi relique nel giovedì santo in s. Pietro la massa del popolo si era genuflessa, invocando misericordia, i più con le lacrime agli occhi. «Ogni volta durante questa esposizione ripetuta giornalmente, ad intervalli » narra Montaigne « la chiesa e l’atrio erano piene di una folla fortemente addensata, di uomini e di donne. È bello in questi giorni vedere l’entusiasmo religioso di tanti. Ci sono più di cento confraternite, alle quali appartengono quasi tutte le persone nobili; alcune sono destinate anche per i forestieri. Preferibilmente, queste confraternite compiono nelle vigilie i loro esercizi religiosi ; nel giovedì santo esse vanno processionalmente, in cappe di lino, ciascuna diversa nel colore, comunemente con il viso velato. Io non ho veduto alcun che più distinto e più bello come l’incredibile folla del popolo che prende parte alle funzioni ne! giovedì santo. Dopo che di giorno già un gran numero si era