532 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 11. dal di fuori. La giusta disposizione dell’imperatore sorta da buona intenzione venne dai protestanti usufruita siccome un’opportuna occasione per richiamare i loro delegati e sciogliere con ciò la conferenza. Addì 20 marzo, dopo aver presentato una protesta, partirono i Sàssoni, ai quali, appellando parimenti ai comandi dei loro superiori, tennero dietro gli altri nuovi credenti a malgrado delle supplichevoli preghiere dei presidenti del colloquio. Lo stesso mite Pfiug scrisse allora a Gropper, che il ributtante e odioso contegno dei protestanti aveva resa vana la disputa sebbene l’imperatore l’avesse organizzata dietro le caJlde preghiere degli stessi av-versarii.1 Allo stesso tempo i protestanti diffusero per le stampe due lunghi lavori, in cui rigettavano il concilio di Trento e ne domandavano invece uno di tutti i cristiani, libero e imparziale in una città tedesca, al quale l’imperatore chiamasse non solo gli ecclesiastici, ma anche i laici.2 Queste dichiarazioni erano idonee ad annientare qualsiasi illusione sulla posizione totalmente ostile dei protestanti verso il concilio Tridentino. In egual senso s’espresse il langravio Filippo in un abboccamento che alla fine di marzo ebbe a Spira coirimperatore. Che se Filippo promise condizionatamente di soddisfare alla preghiera di Carlo di recarsi alla prossima dieta,3 ciò non potè però calmare lo sdegno dell’imperatore per la condotta del langravio.4 Dopo di ciò Carlo recossi difilato a Ratisbona, dove giunse ai 10 d’aprile del 1546. Le esperienze, che vi fece alla dieta, al pari dell’esito della conferenza religiosa non poterono che confermarlo nell’idea, essere vane tutte le trattative pacifiche e non rimanere che l’uso della forza.5 A Roma avevano seguito colla più grande tensione la condotta dell’imperatore. Come per l’addietro, non nutrivasi fiducia in Carlo e sospettavasi che egli giuocasse una partita doppia. Una lettera del vescovo Giovio a Cosimo duca di Firenze in data 18 febbraio 1546 caratterizza gli umori nei circoli curiali. Ivi leggiamo: non s’avvererà mai che l’imperatore tragga la spada contro i luterani : la sarebbe un’ impresa troppo pericolosa e non converrebbe alla sua 1 Ofr. Döllinger, Reformation III, 325 s.; LXmmer, Vortrid, Theol. i9S: Pastoii loo. cit. 314-344; Heid III, 323s; Baum, Capifo und Butzer 607 s.; Druffel, Karl V. IV. 472 s.; Paulus, Hoffmeister 207 s.; Spahn. Cochläus 307 s.; Postina, Billicfc 86-90; Archiv für Ref.-Gesch. V. 1 s.; 375 sl. e la dis' sertazione di Cämmerer (Berlin 1901). 2 Vedi Walch XVII, 1112 ss., 1152 iss.; Menzel II, 443 s. 3 Vedi Hasenclever. Me Politik Karls V. und des Landgrafen PMlipr von Hessen vor Ausbruch des Sehmalleald. Krieges, Marburg 1903, 39 s. 4 Ofr. Cnmmen,faires 117. 5 Cfr. Ranke, Deutsche Gesch. IV«, 287, 296 s.; Janbsbn-Pastor III16’ 617 ss.; Venet. Depeschen I, 480.