380 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 7. furono battezzati tra Giudei, Mori e Turchi circa 40 persone: ad altre 10 il sacramento venne amministrato al principio dell’anno seguente.1 Ancor meglio riuscì un’altra impresa, che mirava ad eliminare un male perdurante tuttora in Roma come eredità del periodo del rinascimento. Le cortigiane continuavano come per il passato a costituire una vera piaga della città mondiale.2 Non bastava commuoverle alle lagrime mediante prediche di penitenza : se si voleva che non ricadessero, bisognava che esse avessero un rifugio. Esisteva già il convento della Maddalena per quelle che volessero prendere il velo, ma non era sufficiente per tutte coloro, che cercavano ammissione ; c’erano fra esse pure maritate, che erano fuggite dai loro coniugi. Ignazio propose che si procurasse ad esse una casa. Molti addimostraronsi disposti, ma nessuno voleva cominciare ed allora egli stesso mise mano all’opera. Codacio aveva scavato antichità nell’area ¡in cui fabbricava vendendole per 100 ducati, che il generale diede per l’erezione d’una casa, cui fu imposto il nome di Casa di S. Marta, dove le donne coniugate potevano rimanere fintanto che si fossero riconciliate coi loro mariti od anche permanentemente se intendevano vivere dopo onestamente e altrettanto peccatrici pentite libere fino a che contraessero matrimonio o entrassero in un convento.3 Dei cardinali appoggiarono l’opera : il papa mandò elemosine e raccomandò l’istituzione con una bolla speciale.4 Leonor Osorio, moglie dell’inviato spagnolo Juan de Vega, la quale ogni settimana confessavasi da Ignazio, prese sommamente a cuore l’opera. Anche Margherita d’Austria, moglie del duca Ottavio Farnese di Camerino, prestò valido aiuto.5 II giovane gesuita Pietro Faber di Hall scriveva da Roma a Colonia il 29 aprile 1546: «ogni giorno uno'di noi va questuando per la Casa di S. Marta».5 Al fine di assicurare la durata della istituzione alti ecclesiastici, i Ignazio alla Compagnia, Roma 1543 o 1544 (.1fon. Ignat. Ser. I, I. 249-250) ; Jerónimo Doménech S. J. a Simone Rodriguez da Roma 29 gennaio 1545 (Epist. P. Pasch, Broèti 773-774). •2 Cfr. sopra p. 229, n. 7 e Arch. fi. Soc. llom. XXXI, 413. 3 Ignazio a Francesco Saverio in data di Roma 24 luglio 1543 e 30 gennaio 1544 (Moti. Ignat. Ser. I, I, 209-271); Polanctis, Chronicon I, n. 08: Ui-T’adeneira, De actis S. Ignatii n. 46. Ofr. oi'a specialmente Tacchi Vejìtt'RI I. 420 ss. * Doménech a Rodriguez da Roma 29 gennaio 1545 (Epist. P. Pasch. Bkoì'ti 774) : Ignazio a Francesco Saverio, da Roma 24 luglio 1543 e 30 gennaio 1544 ed a Sianone Rodriguez, Roma 21 novembre 1545 (Moti. Ignat. Ser. I. I. 209 329-330). Ribadeneira, Vita Kb. 3, c_ 9. 5 Relazione scritta per commissione d’Ignazio a Roma nel 1545 (1Ioni. Igi>!,t-Ser. I, I. 305-306). o Rheinisdie Akten sur Gesdi. des Jesuitenordens 1542-1582. Bearbeifet ron Joseph Hansen, Bonn 1896, 51.