Trattative fra imperatore e papa (primavera del 1546). 535 torto quando dubitava della serietà di Carlo relativamente a quell’impresa. I timori del papa però appaiono spiegabili perchè anche dopo il suo arrivo a Ratisbona Carlo continuò sempre a rifiutarsi di sottoscrivere il documento dell’alleanza. Allora al nunzio Ve-rallo l’imperatore notificò, che doveva prima avere il consenso di Ferdinando I e certezza sull’importo delle concessioni papali sui beni ecclesiastici di Spagna. Avuta questa, Carlo dichiarò che non poteva firmare l’alleanza prima dell’arrivo di Ferdinando I. Al nunzio Verallo, che non riusciva a penetrare con chiaro guardo nei sentieri molto intricati della politica imperiale,1 toccò allora di trascorrere un tempo penoso. Passarono una settimana dopo l’altra senza che seguisse una decisione e sempre ripetevasi che il papa pazientasse ancora un po’. Verallo e il cardinale Truchsess erano d’idea, che fosse necessaria una nuova comparsa del cardinal Farnese per mettere tutto in chiaro. Il cardinale si rifiutò a tale viaggio in primo luogo perchè non sapeva se la sua andata fosse gradita e perchè così pareva che l’imperatore volesse rinunciare alla guerra contro i protestanti.2 Finalmente al principio di maggio del 1546 le aspettative si fecero migliori. In quel torno Soto comunicò a Verallo che, poiché la comparsa di Ferdinando ritardava, Carlo attendeva soltanto la venuta del duca Guglielmo di Baviera per compiere la convenzione. Ai 6 di maggio Verallo scrive, che l’imperatore è cambiato e sembrare che pensi seriamente alla guerra. Anche nelle relazioni seguenti egli è in grado di notificare segni di favorevole piega delle cose. Alla metà di maggio Granvella e Soto fecero sperare prossima una decisione, ma intanto raccomandarono ancora riservatezza e mantenimento del segreto. Il 18 Verallo ebbe udienza presso l’imperatore, che però parve ancor sempre risoluto a lasciare per il momento le cose in sospeso e desiderava che si evitassero misure aperte.3 La decisione s’avvicinò finalmente quando, ai 21 di maggio, giunse a Ratisbona il cardinale Madruzzo. Con sua meraviglia, Verallo si vide escluso dalle trattative, che ebbero ora luogo, mentre col Madruzzo vi fu tirato dentro anche il cardinale Truchsess. Come il nunzio venne in seguito a sapere, Carlo era pronto a sottoscrivere il patto d’alleanza esattamente giusta il secondo abbozzo, ma il Madruzzo doveva ottenere presso Paolo III un’ailtra serie di domande. Prima di tutto l’imperatore desiderava, che mediante una convenzione a parte il papa si obbligasse in caso di bisogno a dargli l’aiuto di truppe per un periodo più lungo, possibilmente fino al termine della guerra o almeno per otto mesi. Andava inoltre prolungato il termine per procedere contro i turbatori dell’impresa 1 Ibid. IX, vii. 2 Ibid. IX, 8 s., 11 s., 21, 26, 29. 3 V. lettere di Verallo in Nuntiaturberichte IX, 31 s., 34 s., 40 s., 42 ¿., 44 s.