Breve di rimprovero a Carlo V (24 agosto 1544). 47» quindi potrà Carlo V sfuggire all’ira di Dio, se batte le vie di quegli imperatori ostili, egli, il discendente di antenati che si sforzarono per addimostrare alla Chiesa tanto onore, quanto da essa, ne ricevettero? E il papa continua : a nessuno più che a lui stare a cuore l’aggiustamento delle controversie di religione, ma non potere neanche per così salutare scopo accordare all’imperatore il posto di capo dirigente, sì invece unicamente l’ufficio del potente protettore e pregarlo dii esercitarlo. Null’altro essere necessario, avendo il papa da sè stesso salutato con gioia ogni occasione, che desse anche la minima speranza di potere aprire il concilio. Avere egli mandato i proprii legati per ogni dove qualora si fosse mostrata la più lieve possibilità della riunione: coi Tedeschi, il cui ritorno alla Chiesa era diventato sempre più difficile per la crescente cedevolezza dell’imperatore, essere stato condiscendente più che con tutte le altre nazioni, avendo scelto come luogo del concilio Trento, dove mandò i suoi legati, ma «abbiamo gridato e nessuno ha udito; venimmo e nessuno c’era » (Is. 50, 2). Anche al presente non essere colpa del papa se il concilio non diventi realtà: mancare una cosa soltanto, cioè che l’imperatore e i principi cristiani, avanti tutti Francesco I di Francia, facciano pace fra di loro, perchè la guerra è stata l’unico ostacolo, a causa del quale si è dovuto differire l’apertura del concilio a Trento. Spettare quindi all’imperatore di aprire la via al concilio : toccare all’imperatore ascoltare in cose di fede la voce del papa e lasciargli libera la mano in faccende, che sona del suo divin ministero; toccare all’imperatore ritirare le concessioni fatte con inopportuna clemenza ai nemici della fede. Non potere altrimenti il papa limitarsi alle mere esortazioni, che neanche Eli fece mancare contro i suoi figli, ma farà coll’aiuto di Dio tutti quei passi, per l’omissione dei quali Eli era stato sì gravemente punito. Doveva presentare questa lettera esortatoria il Cardinal legato Morone, ma Carlo V, allora tuttavia nel più bello della guerra con Francesco I, si rifiutava nel modo più reciso di ricevere il legato. 11 Cardinal Farnese si affrettò a comunicare (9 settembre) la cosa al Morone, che ricevette la notizia ai 14 di detto mese in Lione e si mise quindi sulla via del ritorno.1 E poiché poco dopo si concluse a ( respy la pace tra Francesco e Carlo anche l’invio di Grimani era divenuto superfluo. Era stato incaricato di portare al Morone la lettera esortatoria il cameriere pontificio Davide Odasio, che, quando arrivò alla corte 'mperiale, non vi trovò contro la sua aspettativa il cardinale. Non avendo la commissione di presentare egli stesso la lettera desti- 1 Vedi PiEPEB 128; Ehses IV, 365 n.