Condizione dell’imperatore all’apertura della dieta Augustana. 599 Oltremodo gravida di conseguenze dimostravasi specialmente la circostanza, che l’imperatore si era già legato di fronte a molti Stati protestanti. Quando fu guadagnato il duca Maurizio di Sas-onia, contrariamente alle clausole del trattato conchiuso col papa, irono fatte nell’affare religioso concessioni, che sacrificavano l’au- 1 orità del concilio Tridentino. Poi, tornandosi a violare il predetto accordo, nei trattati cogli stati vinti, Carlo non aveva posto come condizione di riconoscere il concilio, ma soltanto di sottomettersi igli ordini della dieta. Alle città egli aveva espressamente assicurato di lasciarle nella religione che avevano e di non distornerle colla forza.1 Se pertanto dal vincitore nella guerra Schmalkaldica molti attendevansi misure energiche per la restaurazione della Chiesa cattolica in Germania, dimenticavano ch’egli stesso s’era ; ià tagliata la strada a un procedere deciso. La situazione fu resa ancor più complicata per il dissidio col papa nella questione del concilio, riguardo al quale autocraticamente 1 imperatore perseverava nella sua pretesa, che i padri bolognesi dovessero senza ritardo restituirsi a Trento. Paolo III era pronto a darvi il suo assenso nel caso che l’imperatore assicurasse la sottomissione dei protestanti tedeschi alle deliberazioni del sinodo. Date le grandi difficoltà che vi ostavano, pare che Carlo V, considerando il concilio come una dieta, abbia ritenuto possibile una ruìova discussione e rimutamento delle decisioni dogmatiche già prese.2 Carlo trascurava completamente che nessun papa poteva aderire a ciò : in queste cose teologiche egli non vedeva chiaro ed era anche fortemente influenzato dai suoi consiglieri politici, che in parte sotto il rispetto religioso seguivano idee molto pericolose. Con questa criticissima situazione si spiega il contegno da principio molto misurato deH’imperatore alla dieta d’Augsburg. « Come s< non ci fosse stata alcuna guerra o vittoria»,la proposta,ch’egli presentò agli Stati il 1° settembre 1547, manteneva appieno quanto at;Ii affari sia ecclesiastici sia civili il linguaggio delle diete precedenti. 3 La causa religiosa era ivi menzionata con strana brevità. Poiché questa discordia, dicevasi in quella convenzione, è la radice e causa precipua di tutte le turbolenze nell’impero e senza che essa sia tolta non può ristabilirsi la pace ed a tal uopo era stato convo- favore dell'antico eecles'iasticiismo «avrebbe secondo il vedere umano causato por la Germania gli effetti prodotti da Ferdinando II in Boemia e in Austria». ' « ancor più avanti Maurenbrechee (p. 175), cbe però trascura completamente Sii ostacoli, che trovavano il loro fondamento nella malcontenta Baviera e nei trattati a parte (li Canio V cogli stati protestanti. 1 Ofr. sopra p. 560. 2 Gfr. Ranke, Deutsche Gesch. V*, 3, 5s. 3 Vedi Janssen-Pastor III18, 675. Poiché molti principi protestanti non ' elevano alcun papista presidiente della dieta, Carlo V conferì quel posto non al cardinale Truchsess, ma all’arciduca Massimiliano (v. Venet. Depeschen II, 336).