La questione del conferimento di Parma e Piacenza a P. L. Farnese. 499 Coll’aderire ai nuovi desiderii dell’imperatore Paolo III sperava che questi non solleverebbe eccezioni contro il conferimento, da lungo tempo progettato, di Parma e Piacenza a Pier Luigi Farnese. L’affare era già stato tirato sul tappeto quando il cardinale Farnese fu a Worms.1 Carlo V avrebbe preferito che le predette città fossero date al genero suo Ottavio Farnese, ma ciò non giovava a Pier Luigi, ‘che voleva diventare egli stesso signore di quegli ubertosi territorii. Fu fatto osservare al papa, che Parma e Piacenza si trovavano in continuo pericolo d’andare perdute in caso rl’una guerra e che soltanto un principe fornito di ogni autorità poteva tenere quelle città. Egli tuttavia tardava a fare il passo e perciò Pier Luigi mandò a Roma il fido segretario Apollonio Filareto. Le eloquenti osservazioni di questo mediatore riuscirono finalmente ul principio d’agosto a mettere da parte gli ultimi dubbii del papa.2 Rimaneva soltanto di avere l’assenso del Sacro Collegio. A questo compito si sobbarcarono i cardinali Farnese e Gambara, dei quali Muest’ultimo aveva appoggiato con sommo zelo il negozio fin dal principio. Tutto pareva in ordine e ai 7 d’agosto dovevasi prendere na risoluzione definitiva in concistoro, quand’ecco la sera del 6, precisamente ¡mentre il papa stava per andare a riposo, comparire Andelot e Marquina, che dichiararono come l’imperatore dava il suo assenso soltanto alPinvestitura d’Ottavio. Alla risoluta risposta di Paolo III, ch’egli teneva fermo a Pier Luigi, i rappresentanti di Carlo cedettero in tanto in quanto dichiararono, che lascierebbero ntervenire la cosa tacendo.3 Ora però sorse opposizione nel Collegio dei cardinali : qui pure ebbe fuor di dubbio lo zampino l’ambizioso Ottavio. Addì 12 agosto lo stesso pontefice mise sul tappeto l’affare in concistoro esperendo, che le due città erano per la Santa Sede un possedimento difficile da sostenersi e molto dispendioso e che pertanto proponeva di conferirle in feudo a Pier Luigi e ai suoi eredi contro l’annuo t ibuto di 9000 ducati. Pier Luigi essere in grado di tenere quelle città, per le quali cederebbe alla Santa Sede Camerino e Nepi, per la loro posizione molto più importanti e fruttuose, tanto che nel cambio la Chiesa per giunta verrebbe a guadagnare. Naturalmente questi motivi, che lasciavano vedere le fila, non persuasero gli avversarii. Venne proposta anche la questione, se il papa, semplicemente amministratore dello Stato pontificio, avesse il diritto di alienare por- «i