Il papa progetta una lega anticesarea. 597 mente dì ridarla al legittimo successore del principe assassinato, lo sposo della figlia dell’imperatore, che con fortunato successo aveagli servito nella guerra. Ribollì ora tutto l’odio che il papa avea precedentemente trattenuto col Mendoza : adesso1 egli si pentì profondamente di tutto ciò che aveva fatto per l’imperatore, specialmente della partecipazione alla guerra Schmalkaldica. Non potere perdonare ai suoi predecessori, Leone X e Clemente VII, ma neanche a se stesso il favore concesso a quel monarca : ora però essere risoluto a rinnovare per sempre l’antica alleanza colla Francia, che giusta la prova della storia aveva sempre recato giovamento alla Santa Sede. Sperare di vivere ancora abbastanza a lungo per stabilire solidamente l’amicizia col re francese, per legare indissolubilmente la sua casa con esso e per farlo il principe più potente del mondo.1 Il pericolo da parte deH’imperatore pareva sì grande al papa, che per esso dimenticò tutto il resto. A Roma, data la potenza politica di Carlo V in Germania e in Italia, allora temevasi ch’egli eseguirebbe il consiglio già sì spesso dato dai suoi uomini di stato e dai nemici dei Farnese,2 di inghiottire lo Stato Pontificio già stretto a Nord e a Sud e di limitare il papa al suo ufficio spirituale. Già diffondevasi l’allarmante notizia che si preparasse una spedizione contro Roma simile a quella condotta nel 1527 da Frundsberg e Bourbon.3 Non è datoi addurre alcuna prova, che Carlo V progettasse simili cose ; è sicuro invece che nella previsione che il papa aderisse alla Francia, il suo governatore Ferrante Gonzaga gli fece tali proposte. Egli stesso, il Gonzaga, voleva pigliarsi Parma, Cosimo de’ Medici doveva operare a mezzo di Rodolfo Baglioni contro Perugia ed Ascanio Colonna attaccare Roma dal Sud.4 Di fronte a tale pericolo Paolo III pensò di assicurarsi mediante una lega difensiva colla Francia, Venezia, Urbino e la Svizzera. Questa lega doveva formare « la porta per l’offensiva »5 e liberare l’Italia dal giogo spagnolo.6 Lo spaventato pontefice volse gli occhi da tutte le parti e, naturalmente invano, sollecitò aiuto persino 1 V. la relazione del Guise elei 31 ottobre 1547 presso Ribier II, 74-75. 2 Ofr. per il tempo di Clemente VII il nostro vol. IV 2, 290. Appartengono al tempo di Paolo III i consigli del cardinale Accolti (circa 1542; vedi Des.iar-mns III, 25 s.), di Mendoza del 1543 (vedi de Leva IV, 479, n. 4) e di Burla-macchi (v. ibid. 234, n. 3 ; Cantù, Eretici II, 476). 8 Cfr. Henne Vili, 315 ; Brosch in Mitteil. des österr. Instituts XXIII, 144. Sulla potenza politica di Carlo V In Italia Fiedler, Relationen 58 s., 65 s. 4 V. le lettere di Gonzaga del 4 e 7 novembre 1547 presso Mattrenbre-«ier 164. 5 Cfr. Ribier II, 75 s., 81 ; Brosch loc. dt. Sulle relazioni piuttosto scarse di Paolo III cogli Svizzeri v. Archiv, für schweizer. Gesch. XIII, 272 e Wirz, Filonardi 98 is. 6 Ofr. Campana 417.