534 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 11. lo nominasse suo inviato alla corte medicea.1 Quando in conseguenza il papa mise fuori minacce, Cosimo gli fece sapere, che non temeva perchè eragli facile trovare aiuto presso il duca d’Ur-bino, Ascanio Colonna, l’abbate di Farfa e i Perugini. Rifiutossi incondizionatamente a consegnare l’Accolti, mentre nella primavera del 1545 aderì a un compromesso nella questione delle decime. 2 Ma subito dopo diede occasione a nuove dissensioni con Roma l’affare della riforma dei conventi fiorentini diventati fortemente mondani.3 Era il duca esacerbato in modo speciale contro i Domenicani di S. Marco : lagnavasi che, ricordando il Savonarola, essi nutrissero tendenze repubblicane e l’opposizione ai medicei. Dovevasi por fine alla cosa in un colpo solo mediante la violenza. Per l’asilo concesso in segreto ai fuorusciti i Domenicani addì 31 agosto 1545 vennero cacciati da S. Marco, da S. Domenico presso Fiesole e da S. Maria Maddalena al Mugnone. A mezzo del suo inviato Cosimo fece rintuzzare nel modo più aspro le rimostranze e lamenti del papa su questo procedimento. In seguito a ciò Paolo III nel novembre presentò in concistoro un breve diretto a Cosimo, che lanciava contro di lui la scomunica qualora entro tre giorni dal ricevimento del medesimo non avvenisse la restituzione dei Domenicani cacciati senza forma e processo. Ora Cosimo cedette: i Domenicani poterono tornare, ma egli richiamò da Roma il suo inviato del Caccia.4 Là rimase un semplice agente a nome Francesco Babbi. Già nel marzo 1546 tornava a divampare ila lotta tra Roma e Firenze. I Domenicani di S. Marco elevarono doglianza perchè Cosimo avesse proibito qualsiasi elemosina ai conventi, e Paolo III addì 15 marzo protestò fortemente: Babbi, che abitava presso l’inviato di Carlo V, venne carcerato, per cui anche l’ambasciatore imperiale Vega sollevò ora protesta in Roma. Cosimo invece mandò una lettera di giustificazione al Collegio cardinalizio. Per quanto adirato pel rigido contegno del papa, Carlo V esortò tuttavia a moderazione il duca per il motivo che una guerra tra Firenze e Roma avrebbe guastato gravissimamente i suoi progetti in Germania. Vega s’adoperò con zelo per un aggiustamento, che si compì nell’aprile.6 Come nelle esortazioni a Cosimo, così anche altrimenti si manifestò che la guerra contro gli Stati protestanti dell’impero costituiva il centro della politica imperiale.6 Paolo III era dal lato del 1 Costantini 402 s. 2 Lupo Gentile, Politica 92 s. s Iblei. 93 s. * Ibid. 97-102. Cfr. Mondani, La storia di G. B. Adriani, Firenze 1905, 31 ss. s Con breve del 9 aprile 1546 Paolo III pregò il duca a permettere che si raccogliessero elemosine, ciò ch’egli fece subito (vedi Lupo Gentile, Politica 114-115). 6 V. Nun tìaturberiekte Vili, 57.