474 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 8 b. Da Wlorms l’imperatore recossi a Spira per la dieta, nella quale sperava di ottenere dagli Stati largo aiuto per pareggiare radicalmente i conti colla Francia. Egli raggiunse lo scopo facendo nel recesso dell’impero del 10 giugno 1544 sì considerevoli concessioni ai potenti Schmalkaldici da esserne presso che sacrificato il punto di vista cattolico.1 In questa deliberazione si parla del concilio affatto al modo e coi termini dei protestanti : il papa e l’autorità ecclesiastica non sono menzionati con neanche una parola. Essendo incerto se e come in breve possa effettuarsi «un comune, libero concilio cristiano , o una nuova dieta da convocarsi prima che spiri un anno oppure un sinodo naziotoale tedesco doveva regolare in Germania la questione religiosa fino alla riunione d’un concilio ecumenico, tutto senza partecipazione del papa, secondo proposte che farebbero l’imperatore e gli Stati dell’impero a mezzo dei loro teologi. Per il frattempo quanto ai beni ecclesiastici presi, al conferimento dei posti vacanti nel tribunale supremo deH’Impero e ai processi pendenti in cose di religione, vennero fatte ai protestanti concessioni al di là delle loro più audaci speranze, giacché i processi dovevano passare agli atti e ammettersi nel tribunale camerale assessori seguaci della nuova fede. Da ultimo i cattolici dovevano essere obbligati a fare pagamenti alle chiese e capitoli presi in possesso dai protestanti.2 Le deliberazioni di Spira, di cui alla metà di luglio si ebbe copia a Roma per mezzo del nunzio Verallo, dovettero ferire in modo gravissimo il papa. Il partito francese a Roma giubilava sperando ora di tirare totalmente Paolo III dalla sua. Già nel marzo, dopo il ritorno del Farnese,3 i Francesi avevano creduto d’essere vicini alla meta. Il poco grazioso ricevimento del Cardinal legato e l’affrettato congedo del medesimo compiuto dall’imperatore fecero sul pontefice facilmente eccitabile4 un’impressione tanto più profonda perchè vi contrastava in modo stridente la splendida accoglienza alla corte francese. Il risultato che Farnese portò con sè di Francia, consisteva nell’assenso di Francesco I al matrimonio del duca di Orléans con Vittoria Farnese: la dote doveva consi- 1 Ofi*. il giudizio concorde dii Menzel (II. 325), Maurendrecher (P- 61 *• Jannsen-Pastor (III18, 579 e Bezold (ip. 747). 2 V. Heue Sammlung der Reichsabschiede II, 495s. Sulle trattative a Ila ■dieta di Spira efr. Häbeelin XII, 473s.; Janssew-Pastor III18, 576s.; " t'i‘ kelmann III, 358 s. e de Boor, Beitr. nur Gesch. des Speirer Reichstages roii 1544, Strassburg 1878. 3 II cardinalle rimise dl piede in Roma il 1 marzo 1544 (vedi Raì»ald 3544, n. 1). * Gli spiacque giil anche che Carlo V non avesse aspettato il cardinale nei Paesi Bassi; v. !a * relazione di F. Babbi del 17 gennaio 1544. Archi' rii Statto in Firenze.