580 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 12. Sebbene molti si pronunciassero a favore della restituzione del concilio al luogo primiero, il papa persisteva tuttavia nel suo atteggiamento contrario e ciò tanto più perchè miglioravansi le speranze circa le delegazioni al concilio bolognese. Come per l’addietro così ora parevagli intollerabile che l’imperatore, il signore temporale, s’arrogasse la parola autoritaria e decisiva anche in questioni ecclesiastiche.1 In questo punto di vista certamente giusto Paolo III perseverò lungo tempo ancora, ma da ultimo indietreggiò dinanzi alle conseguenze incalcolabili, che doveva recare con sè la completa rottura col vittorioso monarca. I cardinali Farnese e Crescenzi appoggiarono le rimostranze di Mendoza, che, secondo l’istruzione di Carlo V, non fece mancare minacce d’una solenne protesta contro il concilio bolognese.2 E così il papa si decise a cedere parzialmente. Al principio di settembre si concordarono a Foligno, villeggiatura allora di Paolo III, i seguenti punti: la sessione del concilio, che doveva avere luogo a Bologna il 15 settembre, viene prorogata fino a che si vegga quale corso piglino le cose nella dieta di Augsburg. Nel frattempo non si compirà alcun atto conciliare. Perciò la proroga, che è per tempo indeterminato, avverrà in una semplice congregazione. Qualora si fissi una sessione, il papa ne darà notizia 14 giorni prima all’inviato spagnolo. Paolo III, il cardinale Farnese e i legati bolognesi impegnano la loro parola per l’osservanza della convenzione.3 In questo momento un avvenimento sanguinoso, l’uccisione del figlio di Paolo, Pier Luigi Farnese, per opera del governatore imperiale Ferrante Gonzaga, tagliò i fili proprio allora annodati e rimise tutto in forse. xiati per 11 matrimonio si promise al fratello più giovane del duca, Giulio della Rovere (efr. Manni, Osserv. s. i sigilli antichi VII, 31 ; X, 143), äil cappello rosso (Döllinoer I, 69, 81 : Ribier II, 25). Allorché, ai 27 di luglio del 1547, ebbe luogo una creazione di cardinali, non fu nominato che l’eccellente Charles Gufce di Lorena, riservandosi un secondo (Giulio) in petto (v. la * relazione di Paolo Mario al duca di Urbino del 27 luglio 1547: Archivio ci i Stato in Firenze, secondo cui vanno rettificati Ciaconitts III, 724 s. e Cardella IV, 284 s.). La pubblicazione di Giulio della Rovere non avvenni' che ai 9 gennaio del 1548 insieme a quella di Charles de Bourbon (vedi Druffel, Beiträge I, 90). L’arme del cardinale G. della Rovere nella pinacoteca di Todi col cappello cardinalizio allora in uso con sei flocchi, presso Pasini-Frassoni, I cappelli prelatizi, Roma 1908, 10. 1 Vedi Maurenbrecher 149 : Druffel, Sfondrato 335 s. ; Nuntiatur berichte X. 86, n. 2. 2 Cfr. Nuntiaturberichte X, 87, n. 1, 515. 3 Ofr. Mavnieu 530 s. ; de Leva IV, 339; Druffel, Sfondrato 344; Nuntiat urberichte X, xxxv, 106 ss., 557 s., 569. A Bologna in una congregazione del 14 settembre 1547 la prossima sessione venne prorogata a tempo indeterminato (Massarexi.i Diarium IV, ed. Merkle I, 695).