564 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 12. stati decisivi per il non rinnovamento del trattato. Nel parlare e riparlare su questo e altri punti controversi Verallo credette di notare, che l’imperatore fosse alquanto più accessibile. Ciononostante Carlo non si trattenne dal notare, che ove la Francia cominciasse la guerra contro di lui e il papa lo lasciasse in asso, si accomoderebbe coi protestanti. Nella medesima udienza Carlo disse inoltre chiaramente, che la sollevazione di Genova contro i Doria imperiali tramata coll’aiuto di Francia dai Fieschi era avvenuta d’accordo col papa, ciò che Verallo contestò recisamente. Alla fine Carlo dichiarò che intendeva far dipendere la sua condotta avvenire verso Paolo III dall’atteggiamento del medesimo a suo riguardo. 1 Gli sfoghi irosi, nei quali l’imperatore toccò la stessa persona del papa e affatto contro verità sostenne che questi lo avesse indotto alla guerra,2 non furono mera espressione di passione momentanea, ma insieme ben calcolati. Mediante le violente minacce mescolate a lamenti dovevasi intimorire l’antico alleato e costringerlo a ulteriore condiscendenza, specialmente nel rispetto finanziario. Quanto Carlo V già da lungo tempo pretendeva a questo riguardo, andava a finire niente meno che in una grande secolarizzazione : a tutte le chiese e conventi di tutti i suoi regni e stati doveva togliersi la metà del loro avere in oro e argento e la metà delle loro entrate annuali dai fondi per il mantenimento edilizio. Persino a Madrid si provò spavento per simili pretese.3 E vi s’aggiunse che queste vennero presentate in una maniera, che dovette offendere profondamente Paolo III. Il contegno altiero degli imperiali a Roma tradiva chiaramente la loro intenzione di aspreggiare i! papa,4 ma Paolo III non si lasciò spaventare.5 Il papa fece osservare che non poteva acconsentire a una richiesta così smisurata, della quale non era neanche dato di calcolare in precedenza l’importo e che egli sarebbe trattabile su una somma determinata, su 400,000 ducati circa, ma gli imperiali non ne vollero sapere, rinfacciarono a Paolo III la sua partigianeria per la Francia e senza eerimonit dichiararono d’essere risoluti in una necessità a procedere anche senza il permesso del papa alla secolarizzazione approvata dai loro teologi. In un’udienza del 27 febbraio 1547 essi arrivarono persino a minacce contro la persona del capo della Chiesa. Ma Paolo IH non era un Clemente VII, e pieno di dignità dichiarò ch’egli, un vecchio, il quale dn ogni caso non aveva che breve tempo ancora 1 Anche su questa udienza abbiamo le relazioni di Verallo (NuntUit^r^' richte IX, 462 s.) e di Carlo V (Maukenbrecher 94 * a. ; cfr. Maynieb, 455 s.). 2 È sicuro che la decisione per la guerra Schmalkaklica parti dall’imperatore (cfr. sopra p. 494 ss.) ; v. anche Friedensbttrg in Xuiitì(iturhcrU'ì ' IX, xxix ; cfr. Riezler 339. 3 Vedi Mattrenp.recher 47 »ss., 123; cfr. Nuntiutnrberichte IX, 624. * Così giudica Friedensbtjrg in Nuntiaturberichte IX, li. e Cfr. la relazione di B. Ruggieri del 16 febbraio 1547 presso Balan VI, 382.