La questione della traslazione del concilio. 555 o sospensione, ma di farla deliberare dal concìlio siccome una misura alla quale desse occasione il contegno dei prelati imperiali al concilio: intendeva poi di chiamare a Roma prelati di varii paesi per far elaborare dai medesimi un progetto di riforma. Nello stesso senso scrisse ai legati del concilio il 20 ottobre1 Santafìora, che tre giorni dopo diede ai medesimi l’istruzione2 di procedere il più presto possibile al la sospensione prima che la situazione prendesse un’altra forma. Nella loro risposta del 25 ottobre3 insieme allacciano, che era passata la buona occasione esistente al principio del mese, i legati fecero valere in ,¡specie quanto fosse rischioso se si riconoscesse al concilio l’autorità di deliberare esso stesso la sospensione spettante, al pari della convocazione e dello scioglimento, solo al papa : tale misura inoltre potersi prendere solamente in una sessione e questa no.n essere ancora sufficientemente preparata. Intanto essi progettavano di ponderar bene varie vie per le quali si potesse raggiungere l’intento del papa. Primieramente si volle tentare di guadagnare gli imperiali alla sospensione siccome il minor male colla paura della traslazione, che altrimenti diventava necessaria. Madruzzo assunse la missione di influire in questo Senso su Mendoza e Pacheoo. Parve in realtà che Mendoza aderisse alla cosa4 facendo anche sperare l’assenso dell’imperatore. Veramente non suonavano molto favorevolmente per il progetto della sospensione le ultime notizie,5 che addì 28 ottobre si erano avute da Farnese prima del suo ritorno dalla Germania a mezzo di . Uonio Elio, suo segretario mandato innanzi.6 Secondo esse l’im-peratore per d motivi esposti in precedenza perseverava nella sua opposizione, pur non intendendo con ciò di contestare in nessun modo l’autorità del papa di prendere simile provvedimento anche senza il suo consenso. Nel resto egli non voleva ulteriormente coii-traddire ai desiderii di Paolo III quanto alla continuazione dell’attività conciliare in fatto sia di dogma sia di riforma. Carlo V precisò più esattamente il punto di vista, che teneva allora, nell’istruzione per Don Juan Hurtado de Mendoza,7 che alla fine d’ottobre 1 Se, aggiunge egli, la sospensione « a. beneplacito di Sua Santità» deaerata avanti tutto dal papa, aveva bensì la maggioranza, ma doveva urtare «nitro una notevole opposizione, mentre una sospensione a tempo determinato, almeno a sei mesi però, verrebbe accettata all’unanimità, giudicassero i legati ,’ìo '"he fosse da preferire (WimtMturbcrtehte IX, 300 g., n. 5): 2 Cfr. Nuntiaturberìchte IX, 30», n. 1 ; cfr'. ibid. xxxvil. 8 Cfr.. Palxa vicini lib. 8, c. 15, n. 11 ; Nuntiatunberiqhte-JLK,, 309, n~.li cfr. ibid. xxxvin. 4 Cfr. Paixavicini lib. 8, c. 15, n. 12; yuntkiturberichte 1X.--347-. n, 1, 5 MAssabelli Diari-uni III, ed. Merkxe I, 582. B L’istruzione di Farnese .per Elio- da servire per la relazione al papa iii 'lata 23 ottobre 154f> in yuritiaturberiehle ìX, <109 ss. .... 1 Del 18 ottobre 1546 (Nuntiatwrberichte IX, 612-ss.[•- :cfr. iliid. xxxlv s.)'. «nie scrissero-a SantàSdra- i-ÌW novembre*-i legati vetìnéro in forinati da Diego