490 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 9. vescovo di Cava avesse comunicato il documento ai principi cattolici : così la lettera essere venuta a cognizione anche dei protestanti, che ora preparavano dappertutto le. peggiori repliche.1 La più appassionata di queste repliche era stata composta per ordine dell’Elettore e del cancelliere di Sassonia dall’autore dello scisma dogmatico, che era vicino all’orlo del sepolcro. È lo scritto uscito nel marzo 1545 « contro il papato in Roma, fondato dal diavolo», il più violento, che sia mai uscito dalla penna di Lutero. Ivi con snervanti ripetizioni il capo della Chiesa è detto 1’« infernalissimo Padre », « Sua infernalità » e schernito siccome « ciurmatore », «papa asino colle sue lunghe orecchie asinine», «briccone disperato», «perturbatore della cristianità, abitazione corporale di Satana», «apostolo del diavolo», «autore e maestro di tutti i peccati», «asino spetezzante e nemico di Dio», «ermafrodito romano » e « papa dei sodomiti ». Il papa e i suoi seguaci non potrebbero venir migliorati mercè un concilio « giacché credendo essi che non ci sia Dio, nè inferno nè vita dopo questa vita, ma che si viva e muoia come una vacca, una troia o altro animale, per essi è affatto ridicolo che debbano osservare sigilli e lettere o una riforma. Il meglio quindi sarebbe che l’imperatore e gli Stati deH’Impero lasciassero andar sempre al diavolo quei viziosi e turpi bricconi e la maledetta feccia del diavolo in Roma, essendo che non v’ha speranza d’ottenere alcun che di bene. Bisogna fare altra cosa : con concilii nulla s’è ottenuto». Ciò poi che debba farsi per sradicare il papato «fondato dal diavolo», è indicato da Lutero con queste parole: «oh! su, imperatore, re, principi e signori e chiunque può dar di piglio: Dio non dia alcuna fortuna alle mani putride. E prima di tutto si tolga al papa Roma, la Romandiola, Urbino, Bo-lagna e tutto ciò che ha come papa avendoli con bugie ed inganni, ah! che dico io, bugie e inganni, gli ha con empietà e idolatria vergognosamente rubati all’impero e sottomessi e perciò in ricompensa ha condotto colla sua idolatria innumerevoli anime all’eterno fuoco infernale e perturbato il regno di Cristo e perciò è detto un orrore della desolazione. Poi bisognerebbe pigliare lui stesso, il papa, i cardinali e tutta la canaglia della sua apostasia e papale santità e strappar loro come empii la lingua fino al collo e inchiodarli alla forca in fila alla stessa guisa che essi fanno pendere in fila i loro sigilli nelle bolle. Tutto questo però è poco in confronto colla loro empietà e apostasia. Poi si lasci che tengano un concilio o quel che vogliono, alla forca o nell’inferno fra tutti i diavoli». Il contenuto del libello di Lutero risponde all’illustrazione del titolo, che rappresenta il papa sul suo trono e in abito sacerdotale 1 N unti attiri) eri cht e Vili, 96 ss.