L’approvazione pontifìcia della Compagnia di Gesù (27 settembre 1540). 37 5 diocioni, era per principio contrario a qualsivoglia Ordine nuovo, dovendosi piuttosto, così diceva egli, limitare a quattro il numero dei già esistenti. Egli non volle neanche leggere l’abbozzo d’Ignazio, ma il Loyola non si perdette d’animo, fece molto pregare e formulò il voto di far celebrare tremila Messe. Frattanto dal di fuori arrivavano notizie favorevoli. Il cardinale Ennio Filonardi era tutto lode per Fabro e Laynez, che aveva chiesti dal papa per il distretto della sua legazione. Il Cardinal Francesco Bandini, arcivescovo di Siena, diede relazione molto benevola sul Broet.1 All’improvviso Guidiccioni domandò di vedere il piano della Compagnia: se ne compiacque caldamente e dichiarò che doveva farsi un’eccezione e con vigore s’adoperò per l’approvazione.2 La composizione della bolla fu avviata.3 L’importante documento venne emanato da Paolo III a Roma il 27 settembre 1540.4 Esso comincia col far il nome dei primi dieci soci, che «ispirati, come può credersi, dallo Spirito Santo»,5 avevano lasciato il mondo e si erano uniti e già da parecchi anni avevano lavorato molto egregiamente nella vigna del Signore. Seguono i lineamenti della costituzione dell’Ordine, comunemente detto « forinola dell’istituto » della Compagnia. La parola Societas è presa in senso guerresco per una truppa, una schiera di combattenti, la quale « è decorata del nome di Gesù » ed è composta di uomini, che «sotto ¡il vessillo della Croce vogliono combattere per Iddio e servire unicamente' a Cristo Signore ed al romano pontefice, suo vicario in terra». Siccome scopo speciale dell’Ordine viene indicato il promuovere il pensiero e la vita cristiana e la dilatazione della fede mercè la predicazione, gli esercizi spirituali, il catechismo, l’ascoltare le confessioni ed altre opere di carità. Ai tre usuali voti monastici della povertà, castità ed obbedienza se n’aggiunge un altro, con cui i confratelli si vincolano in modo speciale verso il papa: in virtù di esso, leggiamo, «ove si tratti di promuovere la salute delle anime e la dilatazione della fede, noi dobbiamo senza dilazione alcuna o scusa eseguire subito, per quanto è in noi, qualsiasi comando dell’attuale ponte- 1 Lettera del Laynez 147 ; Epist. P. Pasch, Broeti 203 ; Bartoxi lib. 2, n. 46. 2 Lettera del Laynez 122-123, 147-148 ; Rodericius 514-515 ; Polakcub c. 9 (p. 72) ; Maffeius lib. 2, c. 12 ; Oklandinus liib. 2, n. 113-114. 3 Sui dubbii del Cardinal Gliinucei v. la lettera di L. Tolomei del 28 settembre 1539 presso Dittbich ¡Hoc. cit. 379. Ora efr. anche Tacchi Venturi I, 579 s. 4 Luterane Apostolica«, quihus Institutio, Conflrmatio et varia Privilegia < ontmmtur Società ti» Iesu, Antverpiae 1635, 7-16; Bull. VI, 303-306. 5 Spirìtu Sancto, ut pie ereditar, afflati. Nella seconda bolla di conferma '■manata da Giulio III il 21 luglio 1550 sii) dice semplicemente: Spirìtu Sancto afflati (Lift. A post. 8, 58).