4ìà Paolo III. 1534^-1549. Capitolo 7. gnia di Gesù : la maggior parte erano giovanotti e portavano abiti secolari di vario colore e forma.1 Allorquando, a causa della guerra tra Francesco I e Carlo V, nel 1542 venne proclamato all’università di Parigi, che tutti i sudditi dell’imperatore avrebbero dovuto sotto pena di morte e della perdita dei beni abbandonare la Francia, otto membri della casa parigina dei Gesuiti passarono a Lovanio, dove due dei più ragguardevoli uomini della città si sottoposero agli esercizi spirituali, l’inqui-sitore Teoderico van Heeze, l’antico uomo di fiducia di Adriano VI, e il dotto teologo Ruardo Tapper cancelliere dell’università Lova-niense. Heeze era disposto ta entrare nella Compagnia, ma Pietro Fabro, al quale lasciò la decisione, ne lo distolse in vista dell’età e del molto bene che poteva fare fuori dell’Ordine. Il primo, che entrò a Lovanio, fu Pietro Vischhaven sacerdote oltre modo pio e penitente.2 In un breve soggiorno a Lovanio Pietro Fabro seppe talmente cattivare a sè e alla sua causa la gioventù studente, che alla voce della sua partenza per il Portogallo 19 giovani dichiararono di volerlo accompagnare: egli ne mandò colà nove.3 Nel 1547 i confratelli lovaniensi elessero a superiore il Vischhaven e compilarono statuti, secondo i quali intendevano regolare la loro vita comune. Ignazio confermò la cosa, ma esortandoli a chiedere per la loro vita in comune l’approvazione del competente vescovo di Liegi.4 i Come nei Paesi Bassi, così anche in Germania la prima comparsa dei Gesuiti fu prodotto per così dire dal caso. Pietro Fabro aveva avuto da Paolo III l’ordine di accompagnare in Ispagna l’inviato imperiale Ortiz, quando a questo giunse il comando di intervenire alla conferenza religiosa di Worms: egli prese con ,sè il Fabro e ambedue arrivarono al luogo destinato nel dicembre del 1540. Fabro si occupò nell’ascoltare confessioni e nel dare esercizi.5 Indi con Ortiz recossi a Ratisbona, dove era stata trasferita la conferenza e indetta una dieta. Ivi fecero istanza per gli esercizi spirituali in tanti, che non vi bastava il tempo di cui il Fabro disponeva : alcuni, 1 Viola S. J. a Polanco da Parigi 19 luglio 1549 (Epistolae mixtae II, 257); Polancus, ChrcmicfJn I, n. 439; Oliv. Manareus, Comment. 63-64; Oelandintjs Jib. 9, n. 56. 2 Polancus I, n. 42, 55. s Cfr. Fabx'o a Fr. Saverio da Colonia 24 gennaio 1544 (Cartai del 6. P. Fa‘ hro I, 209-216) ; Orlandinus liib. 4, n. 37-40, 82; W. van Nieuwenhoff, beve* von den H. Ignatiui van Loyola II, Amsterdam 1892, 50-52. * Vinck S. J. ai Gesuiti di Colonia da Maastricht 31 marzo 1547 ; Crii-si us e Ignazio ai Gesuiti dii Lovanio, 1 marzo e 24 maggio 1547 presso Hav-ben 72, 76-77, 87-88 ; cfr. L’établissement de la Compagnie de Jésus dans l?s Pays-Bas, Bruxelles 1886, 8. 5 Fabro a Ignazio da Wormis 27 dicembre 1540 e 1 gennaio 1541 (Cartai del b. P. Fabro 31-32, 38-39) ; Orlandinus lib. 2, n. 107.