La traslazione del concilio di Trento. 575 tenere che un vescovado e venivano obbligati alla residenza, di che del Monte diede notizia ai padri il 25 febbraio e 2 marzo.1 La settima sessione solenne2 tenuta ai 8 di marzo pubblicò i due decreti preparati venendo nuovamente fatte da alcuni padri varie eccezioni al decreto di riforma. Tenne il pontificale Jacopo Cauco arcivescovo di Corfù: la predica fu tralasciata perchè il vescovo incaricatone, Martirano di S. Marco, non, potè parlare a causa della raucedine. Furono presenti i legati e il Cardinal Pa-checo, 9 arcivescovi, 52 vescovi,3 2 abbati, 5 generali d’Ordini. La prossima sessione venne fissata per il 21 aprile. Dopo questo nuovo buon successo non potevasi prevedere che invece di venire rapidamente condotti a felice fine i lavori del concilio dovessero subire immediatamente un’interruzione di più anni. Già prima molti padri avevano fatto lagnanze per il clima malsano di Trento. Queste lagnanze raddoppiaronsi ora, che circa il tempo della settima sessione comparve nella città una malattia contagiosa con corso mortale in parecchi casi, il mal di petecchie. Corse voce, che a causa della pestilenza i dintorni già volessero togliere le relazioni con Trento. Il timore sortone fra i padri offriva una occasione per trasferire il concilio, che questa volta i legati non si lasciarono sfuggire. Se si considera quale intollerabile pressione con le sue pretese di fronte al concilio aveva esercitato l’imperatore sui legati e i padri, si comprende, che questi ora approfittassero d’un’oc-casione, sul cui peso può disputarsi, per ridare al concilio la sua indipendenza col trasferirlo in una città sottratta alla sfera del potere di Carlo.4 In questo i legati veramente procedettero con mcllta fretta. Con una lettera del 5 marzo i cardinali legati presidenti interrogarono Farnese su ciò che dovessero fare qualora la malattia continuasse, ma non aspettarono da parte del papa gli ordini relativi alla loro condotta. Fattasi ancor più grande la paura dopo la morte di Loffredo vescovo di Capaccio avvenuta il 6 marzo, essi credettero di non perdere più tempo, e dopo aver chiesto un parere medicale sul carattere contagioso della malattia da Balduino Bai-duini, medico di del Monte, e da Girolamo Fracastoro, medico del concilio, proposero la cosa alla congregazione generale del 9 marzo. In essa del Monte dichiarò, che dopo la sessione erano partiti 12 prelati, parte senza averne ottenuto il permesso domandato, parte senza 1 Ofr. soxira p. 383 ; Severoli, ed, Merkle I. 135 ; Massarelli Diarium III, Cfi. Merkle ibid. 619 s. Il decreto in Merkle I, 621, n. 2 Severoli, ed. Merkle I, 136s.; Massarelli Diarium II, III, ed. Merkte 1. 465, 621 s.; Palla vicini lib. 9, c. 12. 3 Enumerazione dei medesimi in Massarelli Diarium III, ed. Merkle I, 622. Quanto al numero ibid. il. 1. 4 Giudizio di Ehses in Rom. Quartalsehr. XIX, 184 s. Cfr. Vermetjt.en, Die Verlegung des Konzils von Trient, Regensburg 1890. '