60 Paolo III. 1534-1549. Capitolo 1. stanti non avevan bisogno di concilio. Con tutta l’asprezza e nei termini i più amari ed offensivi che possano immaginarsi essi met-ton in risalto le antitesi. Della santa Messa per es. si dice: «oltre a tutto questa coda di dragone ha generato molta ciurmaglia di svariata idolatria », il purgatorio è detto un « fantasma diabolico », il celibato «una dottrina diabolica». Del papa si afferma che, poiché non è iure divino, cioè per la parola di Dio, il capo della cristianità, ne segue che quanto egli « per tale falso, delittuoso, vizioso, usurpato potere ha fatto e compiuto, è stato ed è ancora vano, fatto e affare diabolico, a rovina dell’intiera chiesa cristiana e a distruzione del primo articolo principale della redenzione di Gesù Cristo». «E come», si aggiunge, «non possiamo adorare come un signore o Dio il diavolo stesso, altrettanto non possiamo neanche tollerare come capo o signore il suo apostolo, il papa o anticristo nel suo governo, perchè il suo governo papale è bugia e assassinio ed atto a rovinare corpi ed anime — quindi non dobbiamo baciargli i piedi e dirgli : voi siete il mio benigno signore, ma come in Zaccaria disse l’angelo al diavolo: Dio ti castighi, o Satana».1 L’Elettore di Sassonia fu oltremodo contento e appieno consenziente con questa dichiarazione di guerra. Quantunque in seguito alla reazione di Melantone e alla malattia di Lutero questi articoli non venissero officialmente accolti a Schmalkalda,2 gli Schmal-kaldici però nella questione del concilio andarono avanti operando del tutto secondo il loro spirito. Al rappresentante deH’iinperatore, il cancelliere Held, fu risposto che essi dovevano respingere incondizionatamente un concilio in una città italiana; nel seguito della risposta anzi al papa ed ai suoi aderenti ecclesiastici, per ragione dei loro «errori e abominazioni», si negò il diritto di cooperare al concilio.3 Il trattamento toccato a Schmalkalda al rappresentante di Paolo III ha appena il simile nella storia della diplomazia.4 Vorst venne ricevuto daU’Elettore ai 25 di febbraio. Esposta la sua domanda, Vorst presentò una copia autentica della bolla d’indizione e due brevi, uno dei quali era diretto a Giovanni Federico in qualità di Elettore, l’altro a lui come principe convocatore distrettuale. Giovanni Federico prese i brevi e li pose su una tavola che gli stava 1 Vedi Walch XVI, 2326 s.; ed d'Erlangen XXV, 109 ss.; Die Schmal-kaldisehen Artikel vom Jahre 1537. Nach Luthers Auslegung herausgeg. von Zangemelster, Heidelberg 1883. ■ 2 Vedi Möller-Kawerau III3, 134. 30fr. Walch XVI, 24j33 s. ; Ehses ¡IV, 73 s. ; Baumgarten JEII, 2i)7 ; Egel-haap II, 320-321. * Colla relazione di Vorst del 2 marzo presso Ehses IV, 90 s. cfr. per ciò che isegue la minuta descrizione di UEtteni us in Nouv. Ménv. de VAoad. Roy. de Belgique XII (1839), 16 s. ; Winkelmann II 2, 424, Melantone disse volgare (cfoptil trattamento fatto a van Vorst. Cori). Ref. Ili, 297.