Il card. Farnese presso l’imperatore a Worms (maggio 1545). 495 la seconda, l’offerta d’un aiuto di 100,000 ducati per la guerra turca, che a tal uopo vennero depositati ad Augsburg. In terzo luogo Farnese pregò l’imperatore di far progredire il concilio col permettere ai vescovi di prendervi parte e coll’annullare e non ammettere er gli altri regni il procedimento del viceré di Napoli, che progettava di far rappresentati tutti i vescovi da alcuni pochi mandati da lui. A ciò Carlo V diede una risposta evasiva.1 Gli ulteriori negoziati col legato furono condotti dal Granvella. : ostui elogiò bensì la decisione del papa d’aprire il concilio, ma accennò energicamente al pericolo connessovi, che poi i protestanti ?ciogliessero violentemente la dieta, assalissero i cattolici tedeschi, anzi intraprendessero una spedizione contro Roma per vendicarsi: tanto meno potere l’imperatore da solo opporre con successo resistenza a tale attacco in quanto che non era da contare sui cattolici, tedeschi : tutto dipendere dall’aiuto del papa. Il cardinale rimase meravigliato a queste comunicazioni. Prima di tutto egli non potea credere che l’imperatore, al quale l’anno precedente il papa aveva dovuto far pervenire le più serie ammonizioni a causa d’illecite concessioni ai seguaci della nuova fede, L-a cercasse un’alleanza con Roma per sottometterli con la forza, sommamente sospetti parvero al cardinale e il freddo modo con cui fu trattata la cosa del concilio e la improvvisa manifestazione di tanta paura di Carlo V dinanzi ai protestanti e rispose che il empito di finirla coi nemici in Germania spettava in prima linea all’imperatore e che del resto non era escluso un soccorso finan- ■ ario di Paolo III per punirli. Da principio Farnese dubitò, che ¡ imperatore facesse sul serio, sospettando che in realtà a Carlo importasse soltanto di spillare da Paolo III quanto più denaro fosse possibile lusingandolo col pretesto della guerra contro i profetanti, e, noncurante della Santa Sede, di continuare come per ¡'addietro ad accomodarsi cogli Stati aderenti alla nuova fede dietro jì prestazione del soccorso contro i Turchi,2 ma nel corso dei negoziati questa diffidenza scomparve. Farnese si persuase che fosse inamente pensato il piano dell’imperatore di opporsi colla forza agli Stati protestanti dell’impero e che egli cercasse di procrastinare il concilio unicamente perchè potesse venire aperto con tanto maggiore efficacia. Il progetto dell’imperatore di usare in una col papa la forza contro i neocredenti, dava adito non solo ad attendere 1 Vedi Farnese al papa e ai legati del concilio da Worms 22 maggio 1545 ¡»l'esso Drttfffx, Karl V. II, 57 s. ; III, 62 s. e in Nunttaturberichte Vili, 160 s. ; ibid. 158 s. anche una relazione del 21 maggio sulle ¡prime impressioni (la parola cinesino degnata da Friedensburg p. 159, 1. 10 con un sic va letta chietino e designa un uomo pio). Gfr. in AjPP- n- 69 la * lettera del cardinale E. Gonzaga in data 4 giugno 1545. Biblioteca Vaticana. 2 Così addi 22 maggio 1545 al papa (vedi Drttfffx, Karl V. II, 57 ; cir. Paixavicini lib. 5, c. 12).