11 Piatimi imprigionato. 307 api quella sera stessa ebbe a subire un interrogatorio con l’ap-pii« ¡¡/ione della tortura. « Io sono molto in jwna per lui, scrivevi! il I ottobre »in inviato presente in Henna, poiché il papa lui parlato i»n molti di quest’affare in modo risentito e nessuno ha il ■Tini ;io ili prendere le difese ili un uomo reo d’uu tanto delitto».1 Anzi un altro relatore il giorno appresso poteva annunciare, che il pii a aveva parlato d’una eventuale decapitazione del delinquente. K m giunge che « essendo il Platina scrittore di gran valore, tutti ■Implorano questo caso, specialmente il Cardinal (ìonzaga, ai cui wn ,-i un tempo era addetto. Ma in questa faccenda egli non può 4Ìn> ilo. E’ vero però, che parlando il papa col detto cardinale, 'in< i ha scusato il Platina dicendolo pazzo. Questo eccesso di fatto mostra che egli lo è».2 Intanto il Platina nelle frigide prigioni di Castel 8. Angelo rbl> agio di tornare in se stesso. Quando, dopo quattro mesi, in **SU'to alla costante intercessione del Cardinal Gonzaga fu rimesso 'i libertà, poteva appena reggersi sui piedi. Egli dovette prometter. lì non abbandonare Roma.3 Ma una revoca della disposizione ponuflcia non venne e i letterati eh’erano stati da essa colpiti, *1» ‘ mi mente il loro cupo cosi duramente punito, nel silenzio me-•lit. ano vendetta. 11 luogo di convegno di questi scontenti e degli umanisti paga-o*Ki:ianti in genere era la casa di un dotto, conosciuto in tutta Kniiia per i suoi talenti ed anche per le sue stranezze — Giulio Pomconio Lpto.4 Questo rampollo illegittimo della principesca fa-tnisrlia dei Sanseverino era venuto giovanissimo dalla Calabria sua l*at'ia a Homa e diventato discepolo del Valla, al quale poi era »0« , t-duto come professore all’università. Egli era il più esagerato •U quanti correvano dietro alle antichità riponendo i loro « ideali (fr. la *• rplatingi' citata olla nota pmwknlf. *• Utlvra <11 Giacomo de Aretlo dH 16 ottobre 1464. Archivio Gonfia. ' l’MTtMv 7W. Gasooaovtr* VII* '-’11 rlferlw errnn nni«-tit<- al ranlluil GoU-**» le iwrnlc « aihiw'iM't M ab urtie » etc. ' Su Pomponio Leto e I «noi «turili cfr. Ap Zbio. IH»*. Io»». II, 232 m.; Ti*a vi 1. 512 «.. 1ST> *.. A. Zavahoxi. BIW. Calabra. Srapoti 1753, 50 T«t W. Scrii!. top. 112. 364 «.; Toppi, Bibt. nap. 213 8.-. Xaexe. Oc /«Ito ^pomii, SabtH». \ irffUH interprete. Itonnac 1X24 : Vii.ijuu P, 14» a; Bum *»uwr P. 370. 8»; Noliiac in Uél darri,. et dhi-t. VI (1S8R). 1JKI «a».: I»E K‘“*> Intrripl. II. 401 a. e In ¡¡ludi e doni». III. 40 VII. 120 «_ Are*, d. ftom. X. 635 a.. '*6 a: ZrHuchrift /ir rrrglatrk. IMrratmryrnch. N. F. IV. •' *-17: l'unsi nello «fritto m>nii»natn «otto a p. 319. !*na letlera di P. Leto M. M».\i>>un (.4mreduli di »tnrfm. Catania 1 »05). Molto icrata rlu-una biograHa critica di P. lieto attinta alle focili I«c il r morir di /’. Leto *’■ G. ISS 1*1. della Blbl. Ambrosiana citale dal De Rossi fRom-t ***• I. 7) furono per tm- una delusione: esse non cvntrapiiw nulla di nuovo, ‘■»ffirn», d. Sor. Kom. XII, 215 ho appreso con piacere, che il I.rnmww Inorando una monografia su P. Leto.