Paolo II contro 1» rinascenza iwkiiiih. 321 l>rima proibirò lo studio delle sciocche storie e poesie perchè |m-ne. di eresie e di bestemmie; poi interdirò l’insegnamento e r ■ reizio dell’astrologia, giacché di qui provengono tanti errori ». i< 1 ti¿1 ioli » proseguiva Paolo II, « hanno appena dieci anni e già • onosrono anche senza andare alla scuola mille bricconate, l’os-X ino già immaginarci di quanti altri vizi saranno ripieni più tordi •filando leggeranno Giovenale, Terenzio, Plauto e Ovidio. Giove-i fa mostra, è vero, di biasimare il vizio, ma intanto introduce il littore a farne la conoscenzaw.1 Vi sono, aggiungeva Paolo II, t iti altri libri, leggendo i quali si potrebbe raggiungere un sufli-« ii »ite grado di cultura; e poi è meglio chiamar le cose col vero i ine e tenersi lontano da circonlocuzioni poetiche. Questi accadevi sono peggiori dei pagani, i quali almeno credevano in Dio, mentre questi negano anche Lui. Gli inviati convennero col papa, • specialmente Lorenzo da Pesaro, il quale sfoggiando grande eruzione dimostrò con gioia del papa come gli antichi credessero i- Dio. Gli inviati insistettero anche sulla convenienza di proibire • ! clero lo studio della poesia e dell’astrologia, Sulla fine il papa ■Schiarò anche che pensava di procedere contro la moda invalsa Roma di divulgare false notizie.2 Nei consigli tenuti allora circa provvedimenti da prendere conti1» la falsa rinascita il papa si sarà ricordato di nna dissertazione • In- nel 145T» gli aveva dedicato l'egregio vescovo di Verona, Er-"">lao Barbaro. il quale con parole energiche era sorto contro la '•'ima esagerata in cui allora »oleansi tenere gli antichi poeti. L'autore, che considera esclusivamente il lato morale, rigetto in alcuni !|ioghi tutta l’antica j>oesia dei pagani. Egli passa in rassegna un ’ ijnnu semenza flene a|>proprinta cmrtituisc» una nuora prora che Paolo II «*• «i affatto quell'ignorante die il Pi-atixa aiwriw Quanto male »iidns«M-r*i n* fra gli studenti romani di quel temi» per U lato morale, cfr. Novvrt ¡a «.»ir», «toc. d. Irli. Hai. II. 135 ». * IVr dft ch'è detto qui «opra cfr. l'interessante • relazione di loh. Hlanrhui* •Wl h-hbraio 146$. Archirio di Stato In Milano; v. App. n. *s * -lira p. all. I* predizioni arerano avuto la loro parte anche nei torbidi di ^ li ; redi sopra p. SS. Quanto fossero straordinariamente diffuse allora risulta ,l»U u e f«|ieciaIntente dalle note di A. w: Truxi UUJ«: efr. .Ire*, «luf. '«KM. XV, «W sa. L'All MAX ATI (cfr. Famwicn. Artrolotie m. Krf. MOnche» 20 a.) oltre le altre aoni** contro Paolo II porta anche questa. che egli nel 146R prestar a molta fede alle predizioni aatn*n*iche. Finora lo non trovato alcuna conferma di questa notizia po»retjlente da un uomo molto ‘'Wto, tutta ria questa asserzione potivbbe essere noti deI fatto Inrcntala ; si f<**dt quanto fonie ptxmlmente diffusa iastroJocl« alli-poc* del rinascimento: ’«li 11 r» k li Mtirr. K mi tur II’. 238, 33» intorno a «iato IV. Cfr inoltre ìJothctji ***: I'asvob in Whhbb rm Wan'i I'. tffiS a. e Gabotto. '■•«■•strwlophi alla carte degli BiIrnH. Torino ISOl. 21. Anzi Iwvkkiio oc' IK> nel luf tenne un • discorso fa lamdrm aslrolo^imr el ronfulaUonem ^ adrrraamliam (manoscritto nella Biblioteca di Mantova; '«41 Zu hasia*. Iter 186). _ ** turi. n. zi