428 Libro I. Leone X. 1513-1521. Capitolo 11, I. vevano tenere in presenza del papa, 1 ma non si procedette con rigore, sicché potè continuare l’abuso lamentato già da Erasmo al tempo di Giulio II, che nelle loro allocuzioni ciceroniane i predicatori parlassero più dell’antichità che del Cristianesimo.2 Un testimone allatto insospettabile, il maestro delle cerimonie Paride de Grassis, ci parla dello scandalo suscitato da un umanista, che nella festa di san Giovanni Battista del 1517, presente il papa, invocò nelle sue esclamazioni dei e dee « in maniera più pagana che cristiana ». 3 II pensiero però dei predicatori era sì poco cattivo come quello dell’umanista Mario Equicola, che nella sua orazione in onore d’una beatificazione compiuta da Leone X tirò in campo Castore, Romolo, ecc. saliti nel novero degli dei.4 Più avanti ancora giunse Pietro Valeriano, il quale nel discorso funebre pel cardinal Bibbiena dedicato a Leone X si rivolge all’ombra del cardinale con queste parole : « Non indaghiamo in qual luogo dell’Olimpo ti abbia portato sull’aurea quadriga la tua virtù immortale; ma se tu percorri i mondi celesti a vedere gli eroi, non dimenticare di chiedere al re del cielo ed a tutti gli altri dei, che se vogliono godere il loro culto qui in terra aumentino a Leone gii anni, dei quali l’empia parca ha accorciato la vita di Giuliano Medici e la tua ».5 Va però notato che molti dei discorsi di quel tempo conservati in codici e stampe non furono recitati tali e quali li abbiamo. Questo vale anche pel grande discorso che si figura tenuto il 21 aprile 1521 nella solennità delle Palilie «li Roma dal riformatore dell’univer-sità 6 quando fu inaugurata sul Campidoglio la colossale statua mar- 1 >Ì eli’esemplare tli P'aris de Grassis nell’ Archivio segreto pontificio XII, 23 la notizia comunicata parzialmente da Muntz, Raphael 426 e Burckhardt II7, 351, nè del tutto corretta da CreIGHTON V, 315, suona come segue: * « Sermonem habuit quidam scholaris Narniensis satis scholastice et potius gentilitio more quam ohristiano, invocans deos deasque in exclamatione sua ita ut multi riserint multi detestati fuerint. Ego inerepavi magistrum palati»-qui non corrigit quando praevidet eos sermone«. Papa patienter tolleravit ut est sui moris patientissimi et dulcissimi ». Su un’altra orazione umanistica v. Lötolf, Schweizergarde 20 s. * Ciceroniani*» 219 s.; cfr. Sciiöck, Aldus 98 e Gnou, Un giudizio 16 s. 0 Paris de Grassis appo Delicati-Armellini 13. Cfr. Kai.kofk, Forshun-gen 174. * Oratio ad Isab. Rxt. in consecratione dirne Andreas ine ; cfr. Lczio-Res ier in Giorn. d. lett. Hai. XXXIV, 18, ove sono anche dei particolari sull'EquicoIa, che nel 1513 venne a Roma mandato dai Gonzaga. *P. Valeriani Herametri, Perrariao 1550, 78. Gregorovius IV, 546. * Oratio totani fere Romanam h istoriavi complectens Inibita Romae in aedi bus Capitolinis xi Kalendas Maii 1521 ab anonimo alidore die qua dedicata juit marmorea Leonis X P. 31. statua, ed. R. Venuti, Romae 1735. Che Leone X abbia sentito questo discorso è una sentenza affatto capricciosa di Gregorovius IV, 561. L’orazione non fu mai recitata; v. Gnoli, Un giudizio 35, e il Gregorovius avrebbe dovuto comprenderlo anche solo dal fatto che occupa 134 pagine di stampa.