Libro I. Leone X. 1513-1521. Capitolo 7. in versione tedesca, esercitavano profonda influenza. Amici e nemici dell’autorità poterono trovarvi qualche cosa di accettevole,, perchè, confuso in singolare mescolanza, vi si conteneva vero e falso. Alle larghe masse popolari piacque straordinariamente l’energico rilievo che il soccorrere i poveri mediante elemosine fosse più meritorio che l’acquisto di indulgenze.1 Ma il passo di Lutero incontrò il massimo favore perchè rivolto contro le odiate pretese pecuniarie romane ed i connessivi abusi universalmente sentiti. Ben presto tutti gli elementi insoddisfatti, che per motivi economici, politici, nazionali od altri l’avevano colla Curia, salutarono il svio procedere. ! E cosi Lutero passò a capo di un’opposizione nazionale, che a mezzo suo doveva condurre al distacco definitivo di gran parte del popolo tedesco dal centro dell’unità ecclesiastica. La cosa non fu in principio prevista quasi da alcuno, innumerevoli invece credettero allora ed ancora molto tempo dopo, che il professore di Wittenberg fosse il campione dell’universal-mente bramata riforma degli inconvenienti formatisi nella Chiesa. La massima parte non dubitò che Lutero intraprenderebbe tale riforma entro la Chiesa e secondo i principii di essa. Essi trascurarono allatto che Lutero combatteva non soltanto abusi : non seppero o non riconobbero che egli si trovava già in opposizione con importanti dottrine della Chiesa. Tra i pochi teologi tedeschi, i quali fin dal principio temettero da Lutero gravi pericoli per la Chiesa, fu Giovanni Eck, professore ad Ingolstadt, che, in controosservazioni (Obelisci), diffuse dapprima solo in manoscritti, alle tesi luterane, accennò alla parentela di parecchie vedute ivi espresse con dottrine di Wiclefìo e Hus condannate dalla Chiesa. * Hefeu.-Hergenròther IX, 23 s. “SCHULTE I, 187.