220 Libro I. Leone X. 1513-1521. Capitolo 7. Colla trasformazione delle indulgenze in un affare finanziario, coll’esagerata frequenza ed estensione delle concessioni di grazie era già dato naturalmente, specie coll’avarizia di quell’età, che le più gravi usurpazioni ed abusi si insinuassero nell’esibizione e nella raccomandazione delle indulgenze. Assai frequenti capitarono spiacevoli incidenti nella raccolta e nella distribuzione dei denari dell’indulgenza. Nessuna meraviglia che perciò da tutte le parti risuonassero i lamenti più alti e vigorosi. E come poteva essere altrimenti se persino un uomo di sentimenti tanto papali come l’Eck uscì in amari lagni perchè « un’ indulgenza apriva la porta a un’altra » ! Eck sa narrarci di certi commissarii che distribuivano lettere di confessione proprio come mercede del vizio. 1 In termini pungenti Girolamo Emser si esprime intorno alla colpa degli « avidi commissarii, monaci e preti, che sì svergognatamente hanno predicato l’indulgenza e dato più valore al denaro che alla confessione, al dolore e pentimento».* Anche Murner parla degli abusi delle indulgenze, 3 che del resto non rimasero per nulla limitati alla sola Germania. Allo stesso Concilio di Trento il Cardinal Pacheco elevò lamenti contro la condotta dei predicatori, che annunziavano in Ispagna la indulgenza della Crociata. 4 Non ostante il suo attacca- 1 Cfr. i piani ili riforma dell’ Eck in Beitr. z. bayr. Kirchenjesch. II. 222. * Emser, Uhler das unchristliche Buch Luthers an den tewt sehen Adel 1521, fol. G*. “Vedi Janssen—Pastor II18. 137. 4 Condì. Trì/ì. 1, Friburgi 1901, 51. Quanto allo scandaloso diportarsi dei quaesiionarii in Germania cfr. gli esempi addotti dal Falk nel Katholik 1891, 1, 574. E molto interessante il * Tractatus contra quaestores, col quale il domenicano Schwarz feco avvertito Guglielmo di Reichenau vescovo di Eichstätt (1464-1496) dell’agire di molti quaestores contrario alla tradizione e legislazione-ecclesiastica. Al Dr. Grabmann debbo comunicazioni precise da quest’opera contenuta nel Cod. 68S, f. 139b-I44b della Biblioteca di Eichstätt. Ivi Schwarz sottopono ad una critica demolitrice una polizza d’indulgenza, che fulmina come falsificazione della vera forma della concessione di indulgenze. Nella forma geuuina si parla sempre, dice egli, di vere eontritus et conlessus, mentre nella polizza manca affatto tale clausola. In seguito a simili falsificazioni il popolo, secondo lo Schwarz, perde la fede nelle vere indulgenze nè più contribuisce a scopi ecclesiastici. Al foli 143b lo Schwarz cataloga i seguenti abusi connessi al modo d’agire dei quaestores: 1° i quaestores impediscono la predicazione della parola di Dio perchè i parroci sciupano nelle polizze d’indulgenza, di cui percepiscono un terzo, il tempo destinato alla predicazione; 2° trascurandosi la parola di Dio il popolo è gravemente danneggiato nella vita di fede (ad ineredulìtatem disponitur); 3° si diffama il capo supremo della Chiesa, al quale si attribuiscono queste indulgenze; 4° si compiono abusi e delitti con reliquie; 5° i quaestores, che menano vanto della loro podestà delle chiavi, conducono una vita di scandalo e sono ignoranti : 6° il popolo viene dissanguato. In un anno un solo quaestor avrebbe portato via dalla diocesi di Eichstätt più di mille fiorini, dei quali appena dieci sarebbero toccati agli ospedali. Alla fine lo Schwarz (f. 144b) rimanda il vescovo all’esempio dell’arcivescovo di Salisburgo, che ha cacciato dalla sua diocesi i quaestores e minacciato censure ai parroci che s’impacciano con tali quaestores.