150 Libro I. Leone X. 1513-1521. Capitolo 5. E subito corse anche per tutte le regioni del mondo cristiano l’ordine pontificio di implorare con simili processioni l’aiuto del cielo a favore della cristianità gravemente minacciata. 1 La maniera solenne con cui Leone X avviò la crociata, l’espresso accenno a quel papa il cui governo segna l’apogeo della potenza della Santa Sede nel medio evo, attesta quale alto volo avevano spiccato i suoi pensieri. Come in quel tempo di azione entusiastica la grandiosa posizione mondiale del papato aveva trovato la sua espressione forse più caratteristica mediante le crociate, così anche ora « un’ impresa occidentale comune, alla cui testa stava il papa come guida spirituale » doveva portare non solo difesa ed aiuto all’Europa contro il suo peggior nemico, ma eziandio nuova gloria ed aumento di influenza alla Santa Sede.1 Gli sforzi di Leone X a favore della crociata avevano trovato un’espressione artistica nelle stanze vaticane coll’affresco rappresentante la battaglia d’Ostia : il ricordo di questi sforzi animò Raffaello nella sua ultima creazione, la Trasfigurazione. * Anche i poeti ed i letterati naturalmente non lasciaronsi scappare il tema lucrativo della guerra turca 4 sperando di guadagnare il favore del papa con carmi e discorsi su quel soggetto. La serietà, che allora il papa manifestò in tutta questa faccenda, è fuori di questione : 5 conforme al suo volere doveansi fare sforzi straordinari per schierare le potenze cristiane sotto il labaro e metterle in moto in una grande campagna contro l’Oriente, ma purtroppo tutto fece naufragio contro l’egoismo delle potenze europee. La delusione più dolorosa ebbe Leone X da Venezia quantunque trattasse la Signoria col più delicato riguardo. Così, per esempio, allo scopo di risparmiare difficoltà alla Repubblica tuttora in pace col sultano, si evitò di nominarla espressamente e di mandare a Venezia un legato speciale.6 Poiché nel sito zelo il Sadoleto s’era lasciato trascinare a ricordare nel suo discorso i grandi meriti di Venezia per la difesa della cristianità contro i Turchi, l’ambasciatore veneto fece tosto rimostranze in Vaticano e chiese che le relative parole venissero tolte nella stampa.7 Niente forse per la vile paura dei mercanti veneti è sì signifi- 1 Vedi Raynai.d 1518, nn. 44-50 e Jfanoser. Torrig. XXIII, 9, 13; XXVI, 405. Croniken der deutschen Städte XXIV, 107. 2Maurenbrecher, Kathol. Reformation 116. 3 Cfr. sotto, capitolo II, 2. * Cfr. le poesie in Tizio. * Hist. Seiten, nel Cod. G. II, 38, f. 140b, nella B i-blioteca C h i g i a Roma. V. anche sotto, capitolo II, 1. Su Equicola, Ad Leonem X suasoria in Turcas 151S v. Santoro, M. Equicola, Chieti 1906, 140 8. 5 Vedi X itti 104, 106 s. 15 Manoscr. Torrig. XXI. 229; cfr. anche 235. 7 Sañudo XXV, 322.