/ Tentativo di mediazione d’Erasmo. 273 ■erudito fornito di tante doti. Ma, data la natura profonda della lotta, il progetto era a 'priori senza speranza di riuscita, e ciò tanto più perchè un ritiro della bolla ripugnava alle massime della Chiesa cattolica quanto la decisione d’una controversia su cose di fede da parte di private persone anziché dall’autorità ecclesiastica, unica aventene la missione. A che mai avrebbe giovato un arbitrato se, stando alla pretesa di Lutero, la Chiesa doveva romperla con tutto il passato delle sue dottrine principali, nei suoi sacramenti ed istituzioni ? Non poteva più esserci luogo ad una intesa o accomodamento ; eppure Erasmo, allatto confuso quanto a teologia, trascurò completamente tutto questo. Egli credeva si fermamente che fosse possibile la realizzazione della sua strana idea, che mise tutta l’influenza sua per essa e tentò di eliminare gli impedimenti opposti coi mezzi più riprovevoli, l’annientamento morale dell’Aleandro e rendendo sommamente sospetti i suoi mezzi legali ». Mentre metteva Aleandro in sospetto di falso nunzio e di giudeo ciurmatore, Erasmo poneva in dubbio contro coscienza la genuinità della bolla Exurge. Il documento inconciliabile colla nota mitezza di Leone, così sosteneva Erasmo, non in Eoma, ma è stato fabbricato dagli estremi a Colonia e Lo-vanio. Molto largamente e con grande successo indusse in errore la gente quanto alla genuinità della bolla e ciò non soltanto con discorsi privati e lettere, ma anche con una stampa anonima, raffinata al sommo, e col prender parte ai velenosi libelli di Ermanno van dem Busche, nei quali si minacciava di morte l’Aleandro. Ogni mezzo, anche il più riprovevole, parve lecito ad Erasmo per togliere dal mondo la bolla contraria al suo piano. Quantunque in gran parte si svolgessero in segreto, queste mene non sfuggirono al nunzio pontificio che ad autunno avanzato chiamò a rendergli ragione in Colonia quell’uomo, il quale con tali mezzi cercava di ridurre a nulla tutta la sua missione. Apertamente manifestò ad Erasmo il suo rammarico nel trovare in lui l’autore dell’ idea molto diffusa, che la bolla fosse falsa od orrettizia. Erasmo dovette riconoscere le testimonianze addotte da Aleandro. Il nunzio ne confutò sì bene la giustificazione, che quell’erudito del resto tanto abile « in abbattimento mortale » arrossì e si tacque. Pare che anche dopo la dichiarazione fatta dal principe elettore sàssone ai 6 di novembre l’Aleandro abbia creduto di potere tuttavia contare di guadagnarlo, come in generale il nunzio si abbandonò allora ad una fatale illusione sulla profondità del moto luterano. Solo a poco a poco egli venne ad avere piena coscienza della gagliardia del medesimo. Essendo ancora a Colonia egli nutriva non lieve speranza di vittoria », 1 ma già a Magonza l’abbrucia- 1 Non male sperem. Dapprima Aleandro aveva scritto : non desperem. Let tera del 6 novembre 1520 nei Reichstagsakten li, 463. Pastor, Storia dei Papi. IV, 1.