422 Libro I. Leone X. 1513-1521. Capitolo 11, 1. rumata villa del poeta. Postumo rispose a questa liberalità con un’elegia, che finisce così : Pro cytliarae meritis tribuit Leo Maximus aurum, lussit et hinc vatis tecta nitere sui. Quippe Ampbionii non fìcta est fabula muri, Si domus haec blaudae structa canore lyrae est. Con ridicola adulazione un altro carme di questo poeta arrivò persino a pregare Cristo, Maria ed i Santi perchè lasciassero ancora all’umanità quel numeri di Leone, essendoché in cielo v’erano Santi a sufficienza ! Il medesimo celebrò in un lungo componimento poetico le cacce del suo « divino » protettore. 1 Postumo, amico del-l’Ariosto e corrispondente di Isabella d’Este, oggi è dimenticato come il ferrarese Antonio Tebaldeo, quantunque quest’ultimo ci sia ricordato da un’onorevole sepoltura a S. Maria in Yia Lata.* Destinato in principio alla medicina, il Tebaldeo entrò poscia nel clero, ben presto guadagnando in Roma il favore del papa e l’amicizia dei principali membri della Corte. Gli furono molti amici specialmente il Bibbiena, Bembo e Raif aello, che ne fece il ritratto.3 Tebaldeo, che molti mettevano alla pari col Bembo,4 poetò in latino e in italiano. Come molti altri5 cantò gli sforzi di Leone X per la crociata e celebrò anche la villa del Cardinal Medici sul Monte Mario. Essendo molto felice nell’improvvisare, Tebaldeo ottenne molti favori dal papa : un epigramma latino in lode di Leone X gli portò il regalo principesco di 500 ducati.6 Nè pochi poeti stranieri si trovavano allora in Roma insieme agli italiani,7 poiché gli umanisti accorrevano da tutte le parti al- 1 Cfr. sopra p. 387, n. 5. Vedi anche Budik I, lxvii ss.; Geiger, Renaissance, 302; Renier, Della corrisp. tli G. P. Silvestri nella prcgovole pubblicazione per 1Vosse Cian Sappa Flandinet, Bergamo 1894, 241 s., Giorn. d. lett. Hai. XXXV, 242 s. e Flamini 117. 2 Forcella Vili, 407. Su Tebaldeo cfr. Gasp art II, 1, 306 s., 367; Giorn. <1. lett. Hai. XXXV, 193 s.; XXXVII, 96 s.; Rossi, Pasquinate 111 s. ’Cfr. l’interessante lettera del Bembo al Bibbiena 19 aprile 156. Bembo, Opere III, Ile Cian in Giorn. ni. lett. Ital. Vili, 394. * Altieri, NuptiaK 147. 6Cl’r. Balbi, Opera II, 151 ss.; Michaud VI, 292. 6Lucae Gaerici, Tractatus astrologicus, Venetiis 1552, 65. Giorn. d. lett. Ital, XXXVII, 96. Roscoe-Bossi VII, 11 s. Nelle * Spese priv. di Leon X del Serapica trovai notato al 13 luglio 1518 : « A. M. Antonio Tebaldeo due. 200 » (Archivio di Stato in Roma). Addì 12 giugno 1518 Leone X aveva indirizzato a Massimiliano I una * lettera prò Antonio Thebaldeo, clerico Ferra-rien. famìl. nost. super adipiscenda possessione ecclesiae S. Mariae de Bretonico (Arni. XXXIX, t. 31, 1518, n. 65. A r c h i v i o segreto p o n t i f i c i o). Su Tebaldeo v. Giorn. d. lett. Ital. IX, 241 s. e Supplem. Vili, 113 s. 7 Di essi va specialmente notato lo spagnuolo Bartolomeo de Torres Na-harro, che nelle sue commedie metteva in dileggio anche i lati oscuri di Roma papale. Cfr. con Ticknor I, 240 s., Il 172, 697 s. anche Gabotto, Un come-