La passione di Leone X per la caccia. 387 giovani, fra i quali Luigi d’Aragona prima, Orsini poi fecero la parte di veri direttori delle cacce.1 Nell’epoca del rinascimento molto spesso si erano visti dei cardinali uscire a caccia ; Ascanio Sforza e Sanseverino fiu'ono appassionati seguaci di Nembrod, ma soltanto a cacce particolari fino allora era intervenuto qualcuno dei papi. Leone N fu il primo che attese regolarmente alle cacce, che si riservò una zona speciale per esse e in generale organizzò in grande scala vere cacce papali. E all’uopo egli non risparmiò spese. Nella persona di Domenico Boccamazzo fu creato un vero direttore capo della caccia: di Francia si fecero venire reti, cani e gran parte del personale di caccia.2 Principi, cardinali, ambasciatori gareggiavano nei donativi di cani costosi, di fagiani e di uccelli ammaestrati,3 chiara prova della passione con cui Leone X si dedicava al divertimento della caccia. Anche allora questa passione suscitò scandalo e per scusa si addussero motivi di salute, che di fatti offrono in generale la chiave per intendere in tante cose il contegno del principe mediceo, al quale, corpulento e sofferente di forte infiammazione, i medici raccomandavano caldamente moto fisico, cavalcare, dimora in aria fresca sotto libero cielo. I riguardi igienici però non ponno giustificare la passione, che anche il Giovio rileva nell’amore di Leone X per la caccia.1 Veramente nella descrizione encomiastica dei poeti di corte5 OVII. Talvolta anche ambasciatori vennero ricevuti durante la caccia; v. Sanudo XXVI, 420. Come il papa si servisse della caccia quale pretesto per non parlare coll’ambasciatore imperiale Manuel risulta dalla relazione di costui in data 20 novembre 1520 appo Bergexroth lì, n. 310. 1 Gnoli, Cacce 15. * Gnoli, Cacce 8 ss.,'13 ss., 15 ss., 18. Sconosciuto finora è il * breve 2 maggio 1518 con cui si costituisce Prospero Colonna commissarius swper venatione et Marittime a tutela della selvaggina (Archivio segreto pontificio, Arm. XXXIX, t. 31, n. 16). 3 Oltre ai dati in Gnoli 14 s. rinvio al Sanudo XXVIII, 136 ed ai seguenti * brevi: 1° ad Alfonso I di [Ferrara, Roma 1 dicembre 1513 (gli raccomanda loannes Antonius parclorum magister, che torna a Ferrara: Archivio di Stato in Modena); 2° a Francesco Gonzaga marchese di Mantova, Roma 1° giugno 1518 (ringrazia per aves praestantes falcones vocatos, mandati dal marchese); 3° al medesimo, dato in viUa nostra ManLiana 28 aprile 1520 (ringrazia per falcones, qui quidern eo tempore venerunt quo propedism eorum experi-mentvm eramus capturi). I numeri 2° e 3° sono nell’A rchivio Gonzaga in Mantova. Gli animali erano tenuti parte allaMagliana, parte nell’antico Viridarium presso il Vaticano. Negli * Introitus et exitus 551 (Archivio segreto pontificio) ricorrono ripetutamente nell’ottobre del 1513 pagamenti a Frane, de Ferrara custodi leopardi D. N. * Iovius, Vita, 1. c. Cfr. Mathaeus Herculajìus presso Fabronius 296. Simili motivi adduce lo stesso Leone : v. Bembi Epist. X, 1 e Hegest. Leonis X n. 12147. Cfr. anche la lettera del Longueil appo Roscoe-Henke 616 ss. sCfr. Tranquilli Molossi, Palietum seu descriptio venationis quam Alex. Farnesius in Palieti sui siivi# Leoni X P. M. oliisque Bomanac aulae proceribus