Libro I. Leone X. 1513-1521. Capitolo 8. risulta dalla durata, straordinariamente lunga, di quelle riunioni: alcune durarono 6, altre anzi 7 ad 8 ore.1 A mezzo del Cardinal Riario e di Valentino von Teutleben, agente per Magonza ma usato talvolta anche dall’elettore di Sassonia, Leone X il 20 maggio emanò un’ultima intimazione tenuta in tono minaccioso a Federico di Sassonia perchè costringesse Lutero a ritrattarsi, * - un ultimatum, che in definitiva Federico alla fine di luglio respinse sostanzialmente con parole di Lutero: per l’esame delle dottrine fino allora non confutate l’elettore voleva l’istituzione di un giudizio arbitrale di uomini non sospetti in un luogo sicuro e con sufficiente salvacondotto.3 Nel concistoro del 21 maggio si diede anzitutto lettura dell’abbozzo della bolla e poi, per Rimostrare la notorietà del contegno ereticale di Lutero, si lessero gli atti della disputa lipsiese. ludi fu posta la questione se, condannandosi espressamente tutti gli articoli di Lutero, costui fosse da invitarsi ancora a ritrattarsi concedendogli tre termini di 20 giorni ¿l’uno e, rifiutando di fare la ri-trattazione, se fosse da dichiararsi eretico e da punirsi proibendo insieme e distruggendone gli scritti. Fu aggiunta la questione se, come raccomandava Eck, gli articoli di Lutero dovessero condannarsi senza distinzione e senza specificarli esattamente, o se, conforme all’opinione del Caetano, si dovesse anche fissare precisamente quali di essi fossero da qualificarsi come senz’altro eretici o conio scandalosi e offensivi per le orecchie pie. Il concistoro decise che il cardinale Accolti, il quale godeva in Roma grande autorità per la sua dottrina e specialmente per le sue estese cognizioni giuridiche, 4 interrogasse su questa sottile distinzione teologica le persone competenti. Le' loro opinioni vennero comunicate nel concistoro seguito ai 23 di maggio, in cui il Caetano comparve pur 1 Ofr. dispaccio del Paolucci 22 maggio presso Balan VI, 37, u. 2 e del medesimo la * lettera 26 maggio che comunichiamo qui sotto (Archivio di Stato in Modena). Secondo il Libro antico di memorie lasciato dal card. Mo-rone usato dal P all Avremo >,T, c. 19) si sarebbe venuti a differenze fra Accolti e il card. Lorenzo Pucci sull’abbozzo della bolla, perchè quest’ultimo avrobbe preteso per sè il diritto di farlo, fino a che il papa decidendsi per l’Accolti pose termine alla contesa. Sciiultf. (QuelUn nnd Forschiirujen VI, 45 a 47) ritiene affatto inverosimile e senza valore tutta questa relazione specialmente perchè Pucci vi è erroneamente designato datario, mentre in realtà allora non ricopriva più quell’ufficio, ma quello di penitenziere maggiore. Nei supplementi (378) Schulte modifica il suo giudizio nel senso, che la contesa sia « possibile, ma non dimostrata sicuramente ». Contro lui Kalkoff (Prozess 111 s.) sta per la possibilità della cosa: a quest’erudito l’errore nell’indicare l'officio del Pucci nou pare tanto rilevante da rifiutare tutta la notizia. 2 K alkoff, Prosess 453 s. : ivi 587-593 le due lettere. 3 Ibid. 455 s., 503 s., 539—596; cfr. 128 s. Id., Forse,hungen 79. 4 Cfr. le relazioni del Morone in data 1513 e 1514 nella Misceli, di stor. Ital. 11, 178, 209 ; cfr. Giaconius III, 295.