Voci correnti in Roma circa l’autore dell’assassinio. condurre allo scoprimento degli autori.1 Per le vie d;i Roma corsero le più pazze voci, che presto si convertirono nei più strani romanzi. Nel palazzo pontificio regnava un disordine e uno sgomento senza esempio.2 Siccome tutte le indagini della polizia non sortirono alcun risultato, così diedesi larghissimo campo alle facili invenzioni della fantasia. Il primo sospetto cadde sugli Orsini e sul Cardinale Ascanio Sforza, che poco prima aveva avuto un violento alterco col duca,3 ma in pari tempo vennero subito incolpati dei personaggi affatto diversi: come il cognato dell’ucciso, Giovanni Sforza di Pesaro, il cardinali Sanseverino, il duca di Urbino, i rivoltosi di Viterbo, il conte Antonio Maria della Mirandola. Molti credevano pure che il duca a causa di qualche avventura amorosa fosse caduto vittima della gelosia di un romano.4 Fino dal 17 giugno il governatore della città ebbe dal papa lordine di fare minuziose indagini in tutte le case situate in vicinanza del Tevere fino a S. Maria dèi Popolo. Venne pure perquisito il palazzo quivi situato del cardinale Ascanio Sforza, che il giorno innanzi aveva riferito l’accaduto a suo fratello in una lettera confidenzàale.5 II cardinale encomiò l’ordine pontificio facendo notare che gli sarebbe riuscito più caro se si fosse fatto intraprendere una tale perquisizione subito dopo il fatto e pregò che si cominciasse dalla sua casa. Onde provvedere alla sua posizione e al suo onore il cardinale abbandonò il proprio palazzo. Raccontò poi all’ambasciatore milanese, che il governatore della città aveva comunicato, come fra le cose lasciate dal duca vi fossero delle lettere di Fabrizio Colonna, le quali premurosamente l’avvertivano a guardarsi da un romano, sul quale il duca riponeva ■a sua piena fiducia.6 1 Questi punti vengono fatti notare da Hopler, Rodrigo de Borja 77. * « La corte è sottosopra » * Lettera del Carissimi del 16 giugno 1497. rchivio di Stato in Modena. 1 Ofr. Vii,labi. Machiavelli 13, p. 262. 1 Oltre alle lettere qui sopra citate v. il Diario ferrarese 345, la relazione |'jr'»tina presso Thuasne II, 669 e Ja «relazione di P. Bilia al duca di Mi-•jno ¡n darsi di Roma 16 giugno tL4i>7 : * « Qua appresso lei vulgo è stato qual- °IJinione che Monre Rmo non habbi ifacto fare questo, che è fora de omne ^one et verità ; et il rispecto che li moveva era la ingiuria quale fu fa età pro-N'“‘"mente alla R. S. Sua de esserli impiccati alcuni servitori suoi (cfr. Sa- • ko I, 843). Poi suspicono del Rmo iS. Severino che credo sia medesimamente Archivio di Stato in Milano. QUesta lettera (presso Gbegorovius VII3, 390 n. 1) dà in estratto la so-. nza di ciò ch’è stato riferito sopra ; però, come giustamente osserva Knopfler v llr* Herzogs con Gandia 449). non vi si deve presupporre qualche riguardo rs" Vaticano, tanto più che le relazioni di Ascanio con la Corte ponti-1,1 non erano più troppo amichevoli. ** P. Bilia al duca di Milano da Roma 17 giugno 1497. Archivio di tat<> in Milano. PASTOR, storia dei Papi, IH. 28