Congresso per la crociata convocato a Roma nel 1489. 263 ner consiglio. Anche i cardinali dovevano ponderare queste cose, ■nde potere a tempo opportuno prender parte alle deliberazioni. Bisognerebbe forse anche pensare se fosse buona cosa, sull’esem-jìo di papa Sisto, stabilire per un certo tempo, in forza dell’autorità apostolica, la pace o l’armistizio tra i principi cristiani.1 In seguito non mancarono le solite questioni per la precedenza; lo pratiche degli ambasciatori divisi in un partito tedesco e in un Uro latino, procedettero a rilento. Fu principalmente merito dei Tedeschi, e anzitutto degli ambasciatori dell’imperatore, se finalmente si giunse a formulare una risposta, che corrispondeva alle •lueationi mosse dal papa. Nel relativo documento consegnato al :ipa e ai cardinali gli ambasciatori in sostanza dicevano questo: Innanzi tutto noi ringraziamo Iddio, che ha suggerito al papa tali • ntimenti, poi il medesimo Innocenzo Vili per le sue sollecitudini a riguardo dello Djem, nel quale si ha il pegno più valido per tenere in timore i Turchi e dividerne l’impero. Perciò esso deve es- - re custodito bene al possibile in Roma, e in seguito dietro il con---irlio di uomini competenti vedere se sia il caso di valersi di lui ne!la campagna. Riguardo al modo di condurre la guerra gli ambasciatori facevano notare la necessità di comporre tre eserciti : il primo doveva mettersi in piedi dal papa e dagli Stati italiani, il ■ocondo dalla Germania, dall’Ungheria, dalla Polonia e dai regni nordici, il terzo dalla Francia, Spagna e Inghilterra. Oltre ai capi particolari, dovevasi anche nominare un comandante supremo comune. Nel caso che l’imperatore o il re romano prendessero parte alla spedizione, i Tedeschi volevano che si offrisse a questi la carica di comandanti supremi dell’esercito, mentre gli altri erano di parere che i principi procedessero all’elezione di un comandante supremo prima di cominciare la guerra e dopo essersi consultati col papa. Di più mettevasi in rilievo il non comune vantaggio che ne sarebbe venuto alla impresa della crociata qualora il papa stesso v intervenisse in persona. Le spese pel mantenimento dell’esercito dovevano riscuotersi per mezzo dei singoli principi tanto dal clero che dai laici. La durata della guerra per ora veniva calcolata & tre anni. Si reputava di particolare importanza che si raccogliessero al P'ù presto possibile e contemporaneamente le milizie, e cioè le tedesche a Vienna, le altre ad Ancona, Brindisi o Messina. L esercito "desco doveva spingersi per l’Ungheria e la Valacchia, la flotta dar l’assalto al Peloponneso e all’Eubea; i Francesi e gli Spagnuoli unitamente ai cavalieri italiani passerebbero per Valona e di là piomberebbero addosso al nemico. In pari tempo dovevasi far guerra anche ai Mori. Sembrava però condizione preliminare in- 1 Schseideb, Turkcnzugnconyree» 5-6.