266 Libro I. Innocenzo Vili. 1484-1492. Capitolo 4. dissidio che allora scoppiò con nuova asprezza tra Massimiliano e ¡Carlo VIII di Francia.1 Mentre nel Settentrione le condizioni politiche s’imbrogliavano in una maniera assai svantaggiosa per la guerra turca, il papa, tribolato di tempo in tempo da grave malattia, '- era ridotto dal re di Napoli nelle più grandi angustie. Venezia, la prima potenza marittima d’Europa, tirava avanti impassibile nella sua vecchia politica mercantile di mantenere quello stato di cose, dal quale sperava trarre il maggior lucro per il commercio veneziano. Fu Venezia che informò per minuto il sultano su quanto era passato nel congresso per la guerra turca.3 Come si poteva quindi pensare ad una guerra comune contro la Mezzaluna? Solo tenendo conto di questo si può spiegare, come Innocenzo Vili accondiscendesse alle proposte che nel novembre del 1490 a lui fece un’ambasceria turca. Il sultano Bajazet viveva in continua paura, che altri si servisse del principe Djem come di efficacissimo strumento per dar l’assalto al suo impero. Fallito il tentativo di spacciarsi del principe col veleno, egli, sotto l’impressione delle notizie circa il congresso contro i Turchi, stabilì di battere altra via. Spedì a Roma una ambasceria, che vi giunse il 30 novembre del 1490, la quale insieme con regali portava al papa una lettera del sultano. Questo documento, redatto in lingua greca, era scritto su un rotolo di papiro liscio e non sigillato. In questa lettera il sultano pregava ¿1 pontefice che suo fratello Djem fosse tenuto sotto custodia in Roma alle medesime condizioni convenute a suo tempo col Gran maestro di Rodi.4 i I’i.mann, MaximMan I. I, 97 ss., 110 ss.. 112 ss. Hubeb 111, 295 ss. KboH** II. 484 ss. C'fr. sopra p. 242 s. » Schneider. Turkonzuf/sconyresg II. n. 4 e 12. In quali amichevoli r'1’ porti nel 14iS7 e (1488 Firenze stesse eoi saltano, lo provano i documenti pre" Mì'ii.i.kr. Rctaz. 237, 288. * Sigismondo be' ,Conti II, 23 s., la cui relazione viene confermata «I" pieno dalle lettere degli ambasciatori. Fra tali lettere, oltre le relazioni ,l'1 [’Archivio di Stato in Firenze riportate da Thuasne, Djcinr8nl,,ì" 27tìs., mi vnlsi delle seguenti: a) ** relazione di Bonfrancesco Arlotti da K': 2 dicembre 14ÌH) (Archivio di iS t a t o in Modena), b) ** relazione - ambasciatori milanesi (./ne. eiiinr. Dhcrton. et Strilli. Taberna) in data di Bob*-* 2 dicembre 1490 (Archivio di S t a t o i n Milano); quivi trovai aro nella serie Turchia una versione latina contemporanea della lettera del sultan il contenuto concorda con la versione datane da .Sigismondo e B.u.rzr. : traduzione però se ne seosta in molti punti ; cosi pure hanno un tenore verso le versioni presso Sigismondo e Kaj.uzk. .Per confronto ne riportiamo il principio : « Sultan Paiazit Chan Dei gratia magnus imperator ac utriusqoe <1 omnium christianorum patri et domino dom. Rom. eccles. antistiti digntss*®1’ Post condecentem et ì usta in allocutionem. ’Significamus Tue Divinitati int' lexisse nos a r. card, magno inagistro Rhodique domino germanum nostra isthic degere ad presens, qui a nominati cardinalis proceribus istuc adduct»