Libro III. Giulio II. 1503-1513. Capitolo 3. Il suo seguito, volere o no, dovette tenergli dietro. Dal gran cerimoniere Paride de Grassis, che aveva preso la comoda via per Faenza, Giulio II si fece consegnare il suo prezioso piviale, la mitra e la croce pettorale dicendo : « Noi dobbiamo provvedere che coteste cose non vengano rapite dai Faentini o dai Veneziani n.1 Al vedere i suoi famigliari quasi disperati per la difficoltà della strada che menava a Tossignamo, Giulio II sorridendo recitò i versi di Virgilio: Per varios casus, per tot discrimina rerum Tenclimus in Latium (Aen. I, 304 s.). Nella piccola città di Imola, dove si arrivò il 20 ottobre e si entrò tra festose accoglienze,2 non era possibile ospitare l’intiera seguito del papa : perciò tutti gl’impiegati della cancelleria insieme con molti curiali rimasero in Castel Bolognese e la truppa .di 2000 uomini venne acquartierata nei dintorni. A supremo comandante fu nominato il 25 ottobre Francesco Gonzaga, essendo il duca di U -bino grandemente travagliato dalla gotta. In quel giorno Giulio II ricevette la visita del duca di Ferrara. Il giorno dei morti, proprio mentre disponevasi per andare a Messa, il papa ricevette la notizia della fuga di Giovanni Bentivoglio.3 Quel tiranno, vistosi nell’impossibilità di resistere perchè terribilmente odiato dal popolo, deliberò di scendere a patti con Carlo d’Amboise, signore di Chau-mont, generalissimo delle milizie francesi, e in tutta fretta con un salvacondotto si recò a Milano. Stando a Sigismondo de’ Conti la defezione dei Bolognesi dal Bentivoglio fu generale, dopo che il papa ebbe lanciato l’interdetto. I sacerdoti se ne uscirono un dopo l’altro dalla città e persino degli amici più intimi del Bentivoglio dichiararono apertamente che Giulio II era nel suo diritto. Ma il Bentivoglio si diede per vinto solo quando apprese che Carlo d’Amboise era giunto in Modena con 600 lancieri, 3000 cavalieri e numerosa artiglieria. Ora i Bolognesi inviarono al papa nuovi oratori con la preghiera di assolverli dalle censure ecclesiastiche e di proteggerli dai Francesi. Questi erano già alle porte; i soldati speravano di fare un ricco bottino nel dare il sacco alla città. I Bolognesi corsero all* armi per difendersi contro l’esercito francese, il quale erasi accam- 1 Pabis de Gbassis. ed. Frati 64-65. = Non il 21 come dice il Viixari. Machiavelli l->, 517 ; vedi Santjto VI. 458 ; Bernardi II. 197 ; Fanti, Imola 17 s. (qui i particolari sulle feste) e * Ad» consixt. Archivio concistoriale nel Vaticano. Una chiesetta presso i Francescani Osservanti ricorda la dimora di Giulio in Imola: vedi Orsini, Imola 25. 3 Paris de Grassis. ed. Frati 66-80. Il breve sulla nomina di F. Gonza--1 presso Ditmoxt I\ ii, S9. inesatto presso Gozzadini, Giovarmi II. Bcntivopl'n-Append. xcvin s., tradotto presso Kqi'icola, Storia di Mantova (1610) 247-248.