Longanimità di Alessandro VI. 463 tutti i vizi, ha confuso ogni cosa »-1 Nella predica di chiusa della quaresima del 1496 il Savonarola ripetè ancora una volta le teorie intorno all’obbedienza ecclesiastica suonanti assai equivocamente sulla bocca sua, le quali, secondo l’applicazione che egli ne faceva, dovevano rovesciare ogni ordinamento nella Chiesa. « Noi non siamo tenuti — così ragionava — ad obbedire a tutti i comandi. Se essi vengono per false informazioni sono invalidi. Se apertamente contrastano con la legge della carità cristiana contenuta nel Vangelo, si deve resistere ».2 Persino di fronte a queste provocazioni Alessandro VI diede prova di grande moderazione e non precipitò nulla.3 Egli lasciò al Savonarola più di mezz’anno di tempo perchè tornasse a migliori sentimenti. Ma in Roma prevaleva via via sempre più l’opinione, che ormai non potevasi evitare di procedere ulteriormente contro di lui. Ciò esigevano motivi politici e ragioni ecclesiastiche. Il non avere osservato il divieto di predicare, le continue invettive, finalmente la parte di profeta che egli eseguiva, diventarono a lungo andare insopportabili.4 D’altronde la politica francese, alla quale quell’uomo teneva ferma Firenze, era per Alessandro VI come una minaccia di una nuova invasione di Carlo Vili, forse anche della sua deposizione mediante un concilio e di uno scisma. 1 Prediche sopra Amos e sopra Zacharìa, (Vin. 1554, f. 374: a confuso ogni cosa, fugitevi da Roma ». J Prediche loc. cit. f. 4!)7v. Villari 12, 439, il quale giustamente osserva che Queste espressioni sonavano come un grido di guerra. La predica è data in tederò presso ScHOTTMrtLLER 81-89. ^ " Gfr. Pellegrini in Areh. d. Soc. Rotti. XI, 713. V. anche Greiohton III, —4. Secondo il Parenti (RanKe 254, n. 2) nel maggio del 1496 Alessandro VI ■i'ri'bbe offerto al Savonarola il cappello cardinalizio per mezzo di Cesare. Ad 1111 rii‘uto di questa dignità sembra riferirsi quel passo deUa predica del Savonarola, dn cui egli dichiara di voler solo un cappello tinto di sangue, cioè il “‘artirio ; vedi Meier 112 e Vii-lari I2, 418 s. Lo iSciinitzkr 645 e 721 ritiene "fferta del cappello cardinalizio per «cosa incontestata » e che solo il tempo ne sla incerto. Per quest’ultima ragione c’è poco da cavare da questa notizia ; a me resto il fatto non sembra ancora messo completamente in sicuro. Anche , ' t:i"lAT0B (AUgem. Zeitung 1898, Beil. nr. 143) dichiara che la cosa « non è u,,ri di ogni dubbio. Sciiniiotr (loc. cit. CXXV, 415 s.) torna a sostenere la ■'ItA dell’offerta, che considera una trappola per S. onde infrangerne l’influenza u tirenze. Neanche il tempo sarebbe incerto come prima pensava, perchè Pa-' nti ricorda la cosa nel maggio 1490, e IS. v’allude in predica nell'agosto. Lucas “10 s-) Propende a considerare la cosa fondata, ma sotto un punto di vista, u non farebbe disonore ad Alessandro VI: there c(in bc noi douM that Ale- ì