Introduzione. Prima delle conquiste dei Turchi erano state di preferenza tartare e circasse le importate in Italia specialmente per opera dei Veneziani e dei Genovesi, mentre più tardi s’incontrano in maggior numero fanciulle serbe, bulgare, greche e albanesi. Crescendo sempre più gli abusi, anche le leggi intorno a questo traffico si fecero via via più severe. Produce una singolare impressione vedere come nelle lettere private di persone anche rispettabilissime si parli di questo mal costume come della cosa più naturale del mondo e con tutta semplicità venga descritta la diversa qualità e la complessione delle schiave. 1 In quasi tutte le maggiori città d’Italia, a Venezia, Firenze, Mantova, Ferrara, Lucca, Genova e Napoli, si può dimostrare la presenza di tali servi e serve forzate. Nelle fastose corti dei principi insieme ai nani e ai giullari si tenevano come una rarità sempre alcuni mori e morette, alla cui nerezza si attribuiva una particolare importanza. Gli artisti di corte ne hanno immortalati alcuni nei loro affreschi. J Le nobili famiglie di Firenze tenevano quasi tutte delle schiave. Questo brutto costume veniva ben sovente a turbare la felicità delle famiglie. Talvolta crescevano su insieme figli legittimi ed illegittimi, così per es. Carlo, più tardi prevosto di Prato, figlio di Cosimo de’ Medici il Vecchio e di una schiava turcassa, 3 fu allevato insieme agli altri figli nella casa paterna; di Maria, figlia di Pietro di Cosimo, non si sa di certo chi fosse la madre.4 Si può dire che in tutte le famiglie, dove si tenevano schiave, la moralità dei signori non era davvero esemplare. Dalla corrispondenza privata si viene a conoscere come la gioventù nobile data al traffico abborrisse dal matrimonio; al qual proposito Alessandra Strozzi scriveva una volta ai suoi figli il diavolo esser meno nero di quanto lo si dipinge.5 Una certa norma per giudicare delle condizioni morali ci è offerta da un altro doloroso fenomeno, che lo storico non può pas- 1 Ofr. Lettere di Alessandra Macinghi negli Strozzi (Firenze IsTT) 475; Hkvmokt. K teine Schriftcn 134 s. » Cosi 11 Mantcgna nel castello di Mantova nella eternerà degli Sposi, riti 'ardi Paolo Veronese specialmente si dilettò d'introdurre dei negri nelle sue com posizioni magnifiche per colorito. » Su di lui cfr. R. SoiivErrm, l o» llildern und Mennehen der Renaissance (dal Monotsheftr f. Kunstirissensch. 11»12), Berlin 1914. 118 ss. (sul ritratto di (’«rio del Mantegna>. « Kettmont In flint. Jahrh. VII. 57. » Rkitmoxt. K teine Schriften 134s. Ofr. Archivio nimico italiano 5 Serie IV. 163. In Siena sul principio del secolo decimoqninto l’autorità civile »1 vide costretta a reagire contro il dilagante celibato degli uomini : vedi I-Krmi. flando di prender moglie in Siena, Siena 1878. In lincea nei 1454 fu stabilito che nessun celibe tra 1 venti e 1 cinquant'anni potesse rivestire una pubblica carica (v. Oiom. tigunt. 181*0. ISSI, disposinone che fu poi imitata da Città di Castello nel 1465; vedi Mczi, Meni. eccl. e civili di Città di Castello I. 230. II. 28. Ofr. anche I* Scumidt, Die Renaissance in Rriefen I, 202.