«00 Libro III. Giulio li. 1503-1513. Capitolo 6. future del paese [ !] dei nostri stati ereditarii e di più il denaro che regolarmente ogni anno riceviamo dal nostro diletto fratello il ¡re di Spagna, volendo che tutto questo serva a spegnare i nostri gioielli. Che se tutto questo non raggiungesse la detta somma, metteremo per il resto a sua disposizione la terza parte di tutte le nostre entrate papali sino a piena estinzione del debito. Egli potrà mandare per questo alla nostra corte uno dei suoi amici qual più gli aggrada, il quale noi faremo nostro tesoriere e camerlengo solo per l’amministrazione di queste entrate e perchè riscuota la sua terza parte, e anche per servircene in altri nostri affari. « In tutte le cose suddette fa del tuo meglio e non risparmiare nè trascurare diligenza alcuna onde ottenere sicuramente l’intento. E se anche queste nostre richieste ti venissero per una o più volte respinte dal Fugger, insisti tuttavia di nuovo e fa in modo da conseguire l’intento che ti abbiamo esposto. Non perdere punto tempo o occasione, ma adopera quella diligenza che si conviene alla fiducia che in te riponiamo, ed anche alla urgenza e ristrettezza del tempo. Ci scriverai con ogni premura tutto quello che ti accadrà, affinchè noi possiamo regolarci. Ci renderai con ciò un singolarissimo favore, che noi certo non dimenticheremo, nè a tuo riguardo nè a riguardo dei tuoi. « Ti facciamo inoltre sapere che oggi ci ha scritto il nostro segretario Giovanni Colla, mediante corriere speciale, e ci dice che gli Orsini, i Colonnesi e il populus Romanus hanno preso la ferma risoluzione di non volere accettare alcun papa francese o spagnolo o'una creatura di questi. E a tal proposito c’inviano una loro ambasciata segreta, apparentemente per domandare che noi e il Francese non ci facciamo guerra, in realtà per pregarci di rimanere neutrali riguardo al papato. Dato in Bressanone il 16 settembre. Anno 1511 m.1 È al certo indubitato che la forma di questa lettera non pe1' mette un'interpretazione umoristica, nè è affatto probabile chi sia una mistificazione del confidente dell’imperatore. Perciò la lettera deve intendersi senz’altro nel senso proprio.2 Certamente qui sorge una nuova difficoltà non di sprezzabili' ■ l’originale della lettera al Liechtenstein non si è mai visto e la fedeltà storica di quell’erudito, che la pubblicò cento anni dopo >■ morte dell’imperatore senza dare alcuna esatta indicazione deia sua origine, soggiace ai più gravi dubbii.2 1 Goldast, Polii. Reichshandel (Frankfurt 1614) 428-429 e Ulma>>. Mchten 24 s. 2 Bernays loc. cit. 1023 ; cfr. de Leva I, 124 e Bhbenberg I, 94. 3 Bohm 1 s. e TJlmann 2 s. «tanno per l'autenticità della lettera, tntt _ quest’ultimo osserva, che essa «per la sua tradizione non offre sufficiente » ^ rentigia di una perfetta esattezza nei particolari ». Alcuni passi sono e