Machiavelli sulle cause della decadenza di Venezia. 745 educazione nella quale ti se’ nutrito; la quale quando è debole e vana, ti rende simile a sè; quando è stata altrimenti, ti rende ancora di un’altra sorte, e faccendoti migliore conoscitore del mondo, ti fa meno rallegrare del bene e meno rattristare del male. E quello che si dice di uno solo, si dice di molti che vivono in una república medesima, i quali si fanno di quella perfezione che ha il modo di vivere di quella. E benché altra volta si sia detto, come il fondamento di tutti gli stati è la buona milizia, e come dove non è questa non possono essere nè leggi buone, nè alcun’altra cosa buona, non mi pare superfluo replicarlo: perchè ad ogni punto nel leggere questa istoria, si vede apparire questa necessità; e si vede come la milizia non puote esser buona se la non è esercitata, e come la non si può esercitare se la non è composta di tuoi sudditi». Una tale educazione del popolo che lo abitua a difendersi da sè era stata a bella posta trasandata dall’aristocraziia veneziana; essa voleva conquistare l’Italia con mercenarii. La prima cosa che la Signoria di Venezia fece alla notizia della disfatta di Agnadello fu la immediata consegna delle città occupate nella Romagna : Faenza, Ravenna, Cervia, Rimini e alcune piccole borgate furono tosto riconsegnate al cardinale Francesco Alidosi nominato legato della Romagna e delle Marche.1 Anche le città marittime dell’Apulia vennero restituite agli Spagnoli. -Prima di tutto si cercò di guadagnare il papa, verso il quale, smessa ¡‘antica alterigia, si mostrò la più grande sottomissione. Il 5 di giugno il doge scrisse a Giulio II una lettera supplichevole: «la mano che ha colpito, potrebbe anche risanare».3 Nel medesimo tempo furono eletti sei oratori per la pace, che entrarono in Roma 2 di luglio. Essendo ^comunicati non potettero entrare in città 1 Bbosch, Julius II. 175. iCfr. Bernabdi II. 281 s„ 286 ss. Anche Libri Commetti. VI, 104, n.ì 179 s. Per accattivarsi gU abitanti di Ravenna Giulio II confermò loro non solo gli antichi statuti municipali, ma accordò anche una completa esenzione dalle tasse per i prossimi dieci anni. Fantuzzi V, 433 s. 2 Sigismondo de’ Conti II. 394. « E1 principe de Melfi» si congratulava » giorno 17 giugno 1509 da Barletta col re di Spagna per la « recuperatone de Traile con speranza fra poco tempo posserne gratulare non solo de la recu-Peracione de dieta cita, ma ancora de tutti li altri lochi tenea la -Sria de Venetia *n questa marina de Puglya ». Trovai questa * lettera originale in F. espag. S18, 114 della Biblioteca Nazionale di Parigi. 3 Sanuto Vili, 370-372. Senabec.a |597-598 e Diario di Tommaso di Silvestro 710-711. Traduzione spagnuola colla data falsa del 2 giugno presso Bernaldez II, 1338-340. Il 10 giugno 1509 il cardinale Sigismondo Gonzaga scrisse alla cognata (presso Luzio, La reggenza d'isabella d'Este loc. cit.) : « - «lie X, s. in modo alcuno non volé absolvere Venetiani et dice volere chel Duce vadi cum la coregia al collo a Roma dinanci a piedi suoi a dimandargli misericordia et l’absolutione per dar exemplo a christiani che non siano rebelli a la Sede Ap. ».