Le pitture del Pinturicchio nell’appartamento Borg'ia. La sala seguente (Sala dei Santi), contiene scene tratte dalla vita di S. Caterina d’Alessandria, dei Santi eremiti Paolo ed Antonio, di S. Sebastiano e di S. Barbara, la visita di Maria ad Elisabetta e la storia di Susanna, che come i tre demoni femminei nell’affresco degli eremiti è rappresentata in modo del tutto decente. Va detto lavoro di mano del Pinturicchio la visita di Maria alla cugina Elisabetta. Le altre scene gli spettano solo in parte e furono eseguite da discepoli su suoi disegni.2 Questo vale anche per le due principali rappresentazioni : la disputa di S. Caterina d’Alessandria coi filosofi pagani dinanzi all’imperatore Massimiano e il martirio di S. Sebastiano. L’affresco, dedicato alla patrona dei filosofi, della disputa di S. Caterina, ottiene uno sfondo architettonico compiuto mediante una imitazione dell’arco di Costantino. Quasi nel mezzo davanti all’imperatore, che siede su un trono ricchissimamente ornato, in una raccolta di dotti e cortigiani, dal vestiario altrettanto diverso che sontuoso, sta la figlia del re colla bionda capigliatura svolazzante, sfarzosamente vestita con abiti dai colori dello stemma dei Borgia, l’azzurro e il rosso. iSenza prova stringente, nei fini lineamenti della figlia del re si è voluto vedere quelli di Lucrezia Borgia, in quelli dell’imperatore un ritratto di Cesare. Anche pei due orientali, che stanno a destra e a sinistra del trono e pel turco, che compare a destra su un cavallo bianco, si sono tentate allusioni a contemporanei, ricordando due personaggi, che vivevano alla corte di Alessandro VI, il despota di Morea, Andrea Paleologo e il principe turco Djem. 'Già la diversità delle opinioni, che qui regna, dimostra quanto malsicure siano tali attribuzioni.2 Una cosa soltanto è sicura, vale a dire che si tratta di ritratti, pei quali sussistono tuttora gli studii. Se Pinturicchio si servisse per Iciò di disegni di Gentile Bellini, fatti da questi nella sua dimora a Costantinopoli, 1479-80, è controverso, parlando contro questa opinione il fatto che dacché Djem stette in Roma ivi potevansi ogni giorno in- 'atore in Tennis abbia i lineamenti della Vannozza. Si tratta di uno scambio con una Vannozza, moglie di Antonio Ferrari, del 1598: v. Annuir* ile St.-Louis ^ (1905), 415. Ija statua, ora nel collegio di >S. Luigi a Roma, è riprodotta Presso Sabatini, La chiesa ero di fronte. Ma qui difficilmnte si Potrà andare oltre congetture.