Libro II. Alessandro VI. 1492-1503. Capitolo 12. 1493. aprì presso il suo palazzo il primo dei famosi giardini d’antichità di Roma.1 Pregevoli opere d’arte, ma, cosa degna di nota, nessuna antichità possedeva il cardinale Raffaello Riario, che disponeva di due palazzi: uno, restaurato dall’Estouteville, era presso S. Apollinare, l’altro, presso S. Lorenzo in Damaso, raggiunse fama mondiale sotto il nome di Cancelleria.2 Presso 1 Riario fu introdotto Michelangelo quando costui venne a Roma nell’estate del 1496: l’artista non ancora ventiduenne ricevette l’anno dopo una commissione di grande importanza dal cardinale Groslaye, quella di eseguire per la cappella di S. Petronilla costrutta presso la nave trasversale sinistra di S. Pietro e ab antico prediletta dai re e magnati di Francia, una statua di marmo rappresentante la B. Vergine col morto Salvatore in grembo. Nell’anno giubilare 1500 era condotta a termine l’opera, che fece del suo autore il più celebre scultore d’Italia. Alcuni critici trovarono Maria troppo giovane, ma Michelangelo rispose ch’egli aveva inteso rappresentare quella Vergine, nella cui anima non erasi mai insinuato il più piccolo desiderio peccaminoso; al mondo dovevasi porre sotto gli occhi la verginità e la purezza imperitura della Madre di Dio. In quest’opera meravigliosa sono magnificamente fuse insieme la profonda pietà cristiana e la bellezza antica : qui le più nobili aspirazioni del rinascimento cristiano hanno trovato la loro espressione in maniera insuperabile.3 Il palazzo del Cardinal Riario, la famosa Cancelleria, cominciata anche prima di Alessandro VI, giunse a compimento sotto il suo pontificato. Ciò è sicuro per due iscrizioni colla data 1489 e 1495. Per lungo tempo questo grandioso edifizio segnalato per semplicità e severità, che cela il più bello di tutti i cortili a colonne di Roma, è stato attribuito a Bramante. Un moderno erudito ha però sollevato in ¡contrario delle obiezioni, appellando alle date, 1 Vedi Lanciasi I, 133; Hülsen, Rom. Antikengarten des 16. Jahrb.. Heidelberg 1917, vi. 2 Cfr. Fbey, Michel angiolo I, 242 s., 270 s. 3 A. Condivi, Leben des Michel. Buonarroti, tradotta da Valdek. 23--1* presso Semebau, Michelangelo 34-30. Ofr. Grimm I*, 185 s. ; Btjbckhabdt. Cerone 433 ; Christliches! Kunstblatt di ¡Stuttgart 1875. in. 7 ; Wölffun, Jugc"1'-uerke des Michelangelo, München 1891; Tschudi in Deutsche Lit.-Zeitung 1891 ' 885; Pébaté, Le Vatican 525; iSteinmann, Rom 118 s.; JIist.-pol. Bl. CXV^I, 740; Kxaczko, Jules II, p. 104 ss. ; Fkey, Michelangniolo I, 299; Quellen «• Forsch. I, 140; .Tusti, Beiträge 86 s.; Thode IV, 56 s.; Kbaus-Satxeb 579*. La Pietà di Michelangelo, in seguito al progrediente abbattimento del vecchio b. Pietro, già sotto Paolo IJI passò nell’oratorio di ¡S. Gregorio, che lini fu detto S. Maria della febbre (vedi Mackowsky 366 s.) e dopo la demoliti*1111 di questa cappella nel 1575 nell’antica cappella di iSisto IV, ove rimase soi" | 1 altare anche allorquando Paolo ÌV costrusse la cappella del coro in luogo 1 j questa antica Sistina. Solo nel 1749 l’opera meravigliosa passò sull’altare dt prima cappella della navata laterale destra di |S. Pietro, dove non è possibile apprezzarla pienamente.