20 Libro II. Adriano VI. 1522-1523. Capitolo 1. mordace dileggio e l’arguzia celebrarono vere orgie. Pasquino venne coperto di satire in italiano e in latino colle quali si rendevano ridicoli e si vituperavano nel modo più dozzinale gli elettori e l’eletto.1 Ladri, traditori del sangue di Cristo, dicevasi in uno di questi sonetti, non morite dal dolore d’aver dato il bel Vaticano in mano al furore tedesco?2 In molte satire il nuovo papa venne assalito siccome barbaro straniero, in alcune anche come Spagnolo. Sotto una caricatura leggevasi il lamento di san Pietro d’essere caduto dalle mani degli usurai in quelle dei Giudei, cioè degli Spagnoli. Un’altra caricatura presentava Adriano nella qualità di maestro di scuola, che colla verga castigava i cardinali. La leggenda diceva : a ciò s’è arrivato per la disunione degli infelici.3 I Romani leggevano avidamente questi insulti : il loro contegno era così minaccioso, che per un po’ di tempo i cardinali non osarono uscire dai loro palazzi.4 Quasi nessuno conosceva il nuovo pontefice. Si sapeva soltanto, che era uno straniero, quindi un « barbaro», un aderente dell’imperatore, che dimorava nella lontana Spagna e che probabilmente trasporterebbe colà la Curia. S’attaccò quindi al Vaticano un cartello colla iscrizione: questo palazzo è da affittare.5 A Roma s’era così fermamente persuasi della traslazione della Curia, che ben presto centinaia d’impiegati s’accinsero a muovere verso la Spagna per trovarvi un posto presso Adriano. I tre cardinali più anziani per dignità, che tenevano il governo, cercarono di impedire l’emigrazione degli impiegati mediante un rigoroso divieto.0 L’aspetto peggiore — e non senza ragione — l’assunsero i molti curiali, che avevano comprato i loro uffici e coloro che avevano vissuto esclusivamente della corte spendereccia del Mediceo. Non solo tutta questa gente, ma anche la maggior parte della popolazione di Roma era sull’orlo della ruina se il papa rimaneva a lungo lontano dalla città. Anche i cardinali nutrivano timori di questo genere e perciò ai legati, che dovevano recarsi da conclave soltanto circa la 22* ora. Così notifica a Bologna nari. Argiìlense In una * lettera del 9 gennaio 1522. Archivio di Stato in Bologna. 1 Vedi Rosai, Pasquinate xxxvm ss. Ofr. la satira in Cod. Ottob. 2.}80, f. 101-101. Sta affatto da sè il ¡‘asquillali tarans Leonem X in laudem novi pontifìcis, che suona cosi : Nunc bene Roma suo mutat cum principe mores. N'unc Roma est, prius Thuseia Roma fult. •Cod. Ottob. 2831. Biblioteca Vaticana. 2 Sanuto XXXII. 3S3. a iSantjto XXXII, 415-416 ; cfr. Brewer III 2, n. 1995. V. anche Luzio, P. Aretino e Pasquino, Roma 1S90, 9 s. ■* Brewer III 2, n. 1995. * SANTJTO XXXII, 416. » Sanuto XXXII, 382, 383, 411. 41T.