498 Libro III. Clemente VII. 1523-1534. Capitolo 12. torio libero.1 I propagatori delle idee eretiche erano principalmente religiosi, che avevano perduto la vocazione: non solo a Venezia stessa, ma di simili «fratelli» protestanti lavoravano anche in diversi altri luoghi della repubblica.2 Dato il contegno del governo veneto, quel nunzio e Gian Pietro Carata, che procedeva di pieno accordo con lui, non si trovavano in facile condizione. Da un memoriale inviato dal Carata al papa nell’ottobre del 1532, risulta come la situazione si fosse svolta pericolosa.3 Nel modo più energico il Carata richiama l’attenzione del capo della Chiesa sull’apostasia dall’antica fede in Venezia, la quale rivelasi nel disprezzo dèi digiuno e della confessione, nella propaganda di opinioni eretiche e nella lettura di libri proibiti. Propagatori precipui del movimento essere religiosi, molti dei quali avevano lasciato il loro convento e girovagavano di qua e di là. Carata fa il nome di qualcuno, discepoli d’un francescano defunto e narra che i francescani G’rolamo Galateo e Alessandro da Piove di Sacco trovavansi in prigione mentre il loro compagno d’idee Bartolomeo Fonzio era fuggito ad Augsburg.4 Quest’ultimo aveva in Curia potenti fautori, ' che gli avevano procurato un breve papale, contro di che il Carata levava severe rimostranze. «Eretici», così egli, «vanno trattati da eretici : è un avvilimento per il papa se egli scrive ad essi e li adula od anzi si lascia strappare grazie per i medesimi : può darsi che ciò abbia buon effetto presso l’uno o l’altro, ma di re- 1 ¡Sanuto LJII, 66. 2 Vedi la lettera di F. Negri in Cantù, Eretici III, 153, completa in Riv. cristiana 1872, 122 s. Ofr. Benrath, Reformation in Venedig 40 s. A Padova diffondeva il luteranismo . Michele Geismayr, capo dei contadini, fuggito da Salisburgo ; vedi Buoholtz IX, 650. In una * lettera di Gir. Ferrus, Dai. Vene-tiis Ì5SI VI Cai. Dee. (26 novembre) si dice esagerando: * « Patavium quoque haec impridein invasit pestis, ut iam nenio in ea civitate litteras scire videa-tur qui Lutheranus non sit». Cod. Vatio. 3322, f. 241 s. della Biblioteca A'aticana. 3 Questo importantissimo documento si trova in copia presso * Caracciolo. Vita di Paolo IV IL (Biblioteca Casan átense) ed è stampato in parte presso Bromato I 101, s., 191 s., 205 s e Ranke, Pii paté III, App. nr. 29, integralmente, ma non correttamente, in Riv. cristiana, Firenze 1878, 281 ss. 1' testo migliore è dato dalla copia autentica nelle carte del Carafa da me trovata in * Cod. Bari). Lai. 5697, f. 1-10 (Bibioteca Vaticana). Benrath (Reformation in Venedig 8) fa scrivere il memoriale «circa il 1530», ma è un errore perchè nel documento è ricordato come morto. A. Averoldo (f 1 novembre 1531). Io posso stabilire la data precisa a mezzo della credenziale per il latore del memoriale P. Bonaventura, provinciale de’ Minori osservanti (senza data appo Bromato I, 205), che è del 4 ottobre 1532. Trovai la credenziale fra le carte del Carafa in * Cod. XIII, AA. 74, n. 3, della Biblioteca Nazionale in Napoli. * Su costoro cfr. Benrath, e Reformation in Venedig 8 s. ; Riv. cristiana I, 18 e Comba, I nostri Protestanti II, Firenze 1897. s Probabilmente si mira al segretario Pietro Carnesecchi influente presso Clemente VII.